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Mafia: Borsellino 'quater', il mistero dell'agenda rossa che dura da 27 anni/Adnkronos

di AdnKronos domenica 17 novembre 2019

2' di lettura

Palermo, 14 nov. (Adnkronos) - (di Elvira Terranova) - Un mistero lungo 27 anni. Un vero e proprio buco nero. Destinato, forse, a non trovare soluzione. Un'agenda dell’Arma dei Carabinieri, con la copertina rossa e rigida, diventata suo malgrado, il fulcro di un mistero irrisolto. Si tratta dell'agenda che il giudice Paolo Borsellino teneva sempre con se. Non se ne separava mai. Eppure, dopo la strage in cui fu ucciso insieme con i cinque agenti della scorta, avuta in dono all’inizio dell’anno, non è mai stata ritrovata. Secondo quanto raccontato dai suoi più stretti collaboratori, e dopo l’attentato a Giovanni Falcone, il giudice aveva iniziato a scrivere una serie di appunti. Ma cosa c'era scritto? Nessun lo saprà mai. Forse. Secondo il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, come ha ripetuto più volte, "c'era qualcuno che aspettava per fare sparire l'agenda rossa e per impadronirsene". Per il fratello del giudice "quell'agenda è stata sottratta perché doveva servire per gestire i ricatti incrociati con i nomi". E ha sempre sottolineato "una scellerata congiura del silenzio che è durata per 20 anni". L'agenda rossa è stata anche citata più volte nella sentenza di primo grado del processo 'Borsellino quater'. I giudici della Corte d'assise di Caltanissetta, parlano di "connessione" quando si riferiscono ai "collegamenti" tra la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino e il depistaggio di Stato nelle indagini sulla strage di via d’Amelio. Un depistaggio che - come aveva ribadito in Commissione antimafia il pm Nino Di Matteo, oggi consigliere del Csm- era iniziato subito dopo la strage (due anni prima dal momento in cui Di Matteo si era occupato delle indagini) per creare prove false, con una sorta di “fonte” della Polizia capace di fornire notizie, anche vere, da mettere in bocca al “pupo” Vincenzo Scarantino. Per i giudici di primo grado, l’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera per i giudici ebbe un “ruolo fondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia ed è stato altresì intensamente coinvolto nella sparizione dell'agenda rossa”. Nel 2010 sul conto dell’ex Dirigente della Mobile di Palermo era emerso un dato inquietante e cioè che La Barbera era stato affiliato al Sisde dall’86 all’88 con il nome in codice di “Rutilius”. Un’affiliazione avvenuta grazie all’interessamento del suo amico all’interno del Servizio civile, Luigi De Sena. Quella collaborazione evidentemente non si era interrotta nel 1988, tanto che la procura di Caltanissetta lo aveva definito un “protagonista assoluto dell’intera attività di depistaggio” nelle indagini su via d’Amelio.

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