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Palermo: bancarotta, un arresto e sequestro beni da 11,3 milioni di euro (2)

di AdnKronos domenica 6 gennaio 2019

2' di lettura

(AdnKronos) - "Il gruppo criminale ha predisposto documentazione ideologicamente falsa preordinata all’ottenimento di erogazioni pubbliche per oltre 3,2 milioni di euro, distratto i suddetti fondi per finalità differenti rispetto a quelle per cui erano stati concessi, utilizzato e/o emesso fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di quasi 7,8 milioni di euro, nonché effettuato operazioni finanziarie per oltre 11 milioni di euro strumentali allo svuotamento delle “casse” delle società beneficiarie dei contributi, con conseguente fallimento delle stesse", dicono ancora le Fiamme gialle. Al termine delle indagini sono state denunciate 18 persone fisiche responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata al falso ideologico, all’emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e alla malversazione, nonché per il reato di bancarotta fraudolenta. Sono state inoltre segnalate 3 persone giuridiche (la Alimentari srl e i due consorzi) per l’illecito amministrativo dipendente dal reato di truffa aggravata, ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Fabbrizio è stato altresì deferito all’A.G. per il reato di intestazione fittizia di beni, in quanto, al fine di sottrarre beni all’applicazione di misure di prevenzione pendenti a suo carico, ha fittiziamente intestato alla anziana madre la proprietà di un autoveicolo; per l’applicazione del sequestro, finalizzato alla c.d. “confisca allargata”, di cui all’art. 12 sexies del D.L. n. 306/1992, di due immobili di pregio ubicati nel centro storico di Palermo, in via Pignatelli Aragona e in via Mariano Stabile, anch’essi fittiziamente intestati ad una società in liquidazione, di fatto gestita dall’indagato. "La Guardia di Finanza prosegue la propria azione di contrasto agli sperperi di risorse pubbliche provenienti dai fondi europei, nazionali, regionali e locali e alle connesse condotte di reinvestimento illecito in beni e attività economiche, che rappresentano un rilevante danno non solo per il complessivo sistema degli incentivi alle imprese ma soprattutto alimentano una concorrenza sleale a nocumento degli operatori economici onesti e rispettosi delle regole", spiegano in conclusione le Fiamme gialle.

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