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Terrorismo: "Rischiate esercito kamikaze", scatta il blitz con 15 fermi

di AdnKronos domenica 13 gennaio 2019

2' di lettura

Palermo, 9 gen. (AdnKronos) (di Elvira Terranova) - "Ho deciso di parlare per evitare che arrivasse in Italia un esercito di kamikaze. Vi racconto come funzionano gli 'sbarchi fantasma' dalla Tunisia alla Sicilia". E' l'agosto del 2016 e il primo pentito della Jihad decide di saltare il fosso e raccontare agli investigatori come funzionano queste 'agenzie di viaggio' all inclusive che, in cambio di circa 2.500 euro prevedono un viaggio a bordo di gommoni superveloci, ultimo modello. Tunisia-Sicilia in poche ore. E tutto senza rischio, come invece accade a chi fa la traversata dalla Libia a bordo di barconi malandati o di gommoni bucati. All'alba di oggi, grazie al racconto del collaboratore di giustizia tunisino, è scattato il blitz anti terrorismo, coordinato dalla Dda di Palermo, e condotto dal Ros dei Carabinieri e dell'Arma territoriale di Palermo e Trapani, che ha portato al fermo di quindici persone. I magistrati della Procura antimafia di Palermo sono convinti che ci sia una "attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale". Da qui la decisione del provvedimento di fermo, senza aspettare l'ordinanza cautelare. Non soltanto traffico di uomini e sigarette, ma anche il "rischio terrorismo di matrice jihadista", come emerge dalle carte della Procura. "Sussistono significativi ed univoci elementi per ritenere che l'organizzazione costituisca un'attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale poiché in grado di fornire a diversi clandestini un passaggio marittimo occulto, sicuro e celere che, proprio per queste caratteristiche, risulta particolarmente appetibile anche per quei soggetti ricercati dalle forze di sicurezza tunisine, in quanto gravati da precedenti penali o di polizia ovvero sospettati di connessioni con formazioni terroristiche di matrice confessionale", scrivono nel provvedimento di fermo il Procuratore aggiunto Marzia Sabella e i pm Calogero Ferrara e Claudia Ferrari, che hanno coordinato l'indagine. Uno degli indagati, in particolare, risulta essere contiguo "ad ambienti terroristici a sfondo jihadista pro Isis in favore di cui, attraverso la sua pagina Facebook", ha "posto in essere una significativa azione di propaganda jihadista con incitamento alla violenza ed all'odio razziale". "Ulteriore segno di radicalizzazione a sfondo religioso e' l'iscrizione dell'indagato al gruppo Facebook "Quelli al quale manca il paradiso"".

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