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Droga: spaccio di cocaina tra Palermo e Napoli all'ombra dei boss, dodici arresti

di AdnKronos domenica 28 luglio 2019

2' di lettura

Palermo, 23 lug. (AdnKronos) - Sgominata a Palermo una banda dedita al traffico di droga, soprattutto, cocaina tra Palermo, e le province di Agrigento e Caltanissetta, con un asse tra la Sicilia e Napoli. La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha delegato il Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del locale Tribunale, nei confronti di 12 indagati (10 in carcere e 2 ai domiciliari), ritenuti a vario titolo responsabili di reati associativi e concorsuali finalizzati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. "L’indagine rappresenta una ulteriore attività investigativa sviluppata dal Reparto Operativo - Nucleo Investigativo Carabinieri di Palermo nei confronti degli esponenti del mandamento mafioso di Porta Nuova, in cui erano già state registrate, nei luoghi utilizzati dal reggente pro tempore Paolo Calcagni, le frequentazioni tra i vertici di quell’articolazione e Ottavio Abbate". Quest’ultimo è stato arrestato da ultimo nel 2017 e, in passato, è stato condannato per reati associativi di tipo mafioso e legati al traffico di droga. Il suo nucleo familiare è da decenni molto influente nelle dinamiche mafiose sviluppate nei quartieri palermitani della Kalsa e di Borgo Vecchio, tanto che alcuni suoi componenti hanno rivestito ruoli di vertice all’interno delle rispettive famiglie mafiose di Palermo Centro e di Borgo Vecchio. Il monitoraggio di Abbate "permetteva di individuare una vera e propria associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, con base operativa all’interno del quartiere Kalsa, in cui egli veniva coadiuvato dai pregiudicati Antonino Augello, Gaetano Musicò e Emanuele Mazzola (quest’ultimo legato per rapporti di parentela e di vicinanza a esponenti del mandamento mafioso di Santa Maria di Gesù), i quali provvedevano: al trasporto della droga dai luoghi di occultamento alla piazza di spaccio - dicono gli inquirenti - alla raccolta del denaro delle singole cessioni; al reperimento degli strumenti necessari per lo sviluppo dell’attività delittuosa quali, ad esempio, l’attivazione di schede telefoniche intestate a sconosciuti".

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