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Scala: Camera Italo-Araba, 'una sconfitta rinunciare a investimento'

di AdnKronos domenica 17 marzo 2019

2' di lettura

Milano, 11 mar. (AdnKronos) - Rinunciare all'investimento da 15 milioni di euro del governo saudita per la Scala di Milano sarebbe "una sconfitta" e "non ci sarebbe nulla di male" se rappresentanti dell'Arabia Saudita entrassero nel cda della Fondazione del Teatro, perché si tratta di "istituzioni culturali". Raimondo Schiavone, consigliere delegato della Camera di Cooperazione Italo Araba, ritiene positivo l'eventuale ingresso dei Paesi arabi in istituzioni culturali italiane. E questo nonostante le aspre polemiche suscitate dalle trattative del sovrintendente scaligero Alexander Pereira per avere risorse dal paese arabo con una reputazione internazionale drasticamente peggiorata dopo l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. "Piuttosto - dice in un'intervista all'Adnkronos - ci avrei pensato dieci volte fossi stato nella Cdp prima di fare un accordo con i fondi del Qatar. Come associazione - argomenta - non siamo favorevoli agli investimenti arabi nelle infrastrutture strategiche in Italia. Per esempio sull'ospedale di Olbia abbiamo espresso parere negativo, perché siamo convinti che partnership insieme a soggetti che non hanno livelli democratici adeguati su aeroporti, porti, tecnologie e innovazione non sia consigliabile". Diverso è il caso del tempio della lirica milanese e quindi di un'istituzione culturale "da cui potrebbero invece nascere contaminazioni positive" per l'area del Golfo, dove c'è oggi un grande interesse per la cultura e la musica italiana, e non solo in Arabia Saudita ma anche in Oman e negli Emirati Arabi, tutti Paesi, tra l'altro, sullo stesso piano in termini di democrazia. Come italiani, ragiona Schiavone, "esportiamo la nostra cultura all'estero da secoli, siamo maestri nel mondo. Sarebbe sbagliato chiudere la porta in faccia a un finanziamento di quella portata e a un'apertura di quel mercato, se davvero a Riad o a Dubai potrebbero nascere teatri gestiti da italiani". Il momento storico e politico in Italia condizionerà quasi sicuramente questa scelta. "Secondo me, con questa pressione politica non si farà nulla. Ma l'Arabia saudita è un Paese non democratico tanto quanto l'Egitto, l'Oman o il Qatar. Bisognerebbe essere coerenti e dire che il Governo italiano non deve fare missioni in Arabia saudita, e invece le fa. Dovremmo dire - continua - che le aziende che producono bombe per loro non dovrebbero farlo, e invece lo fanno. Sui processi di democratizzazione dovremmo portare un'attenzione maggiore. Ci vorrebbe un po' di coerenza, che non c'è".

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