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Mafia: depistaggio Borsellino, quando Scarantino si definiva 'spione di questura'

di AdnKronos domenica 8 dicembre 2019

1' di lettura

Palermo, 5 dic. (Adnkronos) - "Io per ora sono uno 'spione di questura', non sono un collaboratore". Così si definiva, parlando con la pm Annamaria Palma, nella primavera del 1995, Vincenzo Scarantino, il falso pentito che con le sue dichiarazioni aveva fatto condannare degli imputati innocenti per la strage di Via D'Amelio. In una conversazione tra Scarantino e la pm che coordinava l'inchiesta sulla strage di via D'Amelio, e che è stata registrata, Scarantino, che si trova a San Bartolomeo al Mare, in Liguria, con la sua famiglia, si lamenta con il magistrato. "Io non sono un collaboratore - dice Scarantino alla pm al telefono non sapendo di essere intercettato - sono uno 'spione di questura' e non un collaboratore". L'intercettazione è stata depositata dalla Procura di Caltanissetta al processo sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio che vede alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei accusati di calunnia in concorso.

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