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Migranti: il racconto dell'orrore di una vittima, 'così venivamo torturati in Libia'/Adnkronos (2)

di AdnKronos domenica 22 settembre 2019

2' di lettura

(AdnKronos) - "Proprio per questo motivo sono stato oggetto di bastonate da parte loro. Preciso che, in occasione di un mio rifiuto, un nigeraino, con il calcio della pistola, dopo che mi ha immobilizzato il pollice della mia mano destra su un tavolo, mi ha colpito violentemente al dito, fratturandolo - racconta ancora la vittima tra le lacrime - Durante la mia permanenza all’interno di quella struttura ho avuto modo di vedere che gli organizzatori hanno ucciso a colpi di pistola due migranti che avevano tentato di scappare. Non so indicare chi degli organizzatori ha fatto fuoco". "Io, contrariamente a tanti altri migranti, malgrado stimolato, non ho pagato alcuna somma di denaro. Sono riuscito a sottrarmi alla prigionia poiché sono riuscito a scappare, approfittando del fatto, che, un venerdì, non eravamo vigilati, poiché i nostri sequestratori si sono recati a pregare. Approfittando di tale situazione, io ed altri 10 migranti siamo scappati. Era la fine di maggio del 2018. Non so indicare i nomi dei due libici e dei tre nigeriani". racconta ancora. L'uomo ha detto di essere stato portato "con l’inganno da parte di un taxista il quale, molto probabilmente, aveva venduto lo Zanga e i suoi compagni di viaggio". "A Saba, una volta fuori dalla prigione, abbiamo incontrato un senegalese “il vecchio”, del quale non so il nome, il quale, messo al corrente che volevamo raggiungere l’Europa, ci ha consigliato di lasciare Saba e di recarci subito a Zawyia - racconta - In effetti, con mezzi di fortuna, io e gli altri migranti, siamo giunti a Zawyia, era il 5.6.2018. Dovendoci recare in via Elmoktar, poiché ci avevano detto che lì si poteva trovare lavoro, abbiamo chiesto ad un tassista di accompagnarci. Purtroppo, il tassista, approfittando della nostra buona fede, ci portava in un’altra destinazione, ovvero in una base militare. L’area era recintata con degli alti muri. Accedevamo tramite un grande portone blu. All’interno, l’area si presentava divisa per settori: a destra vi era la direzione e a sx vi erano gli alloggi delle guardie. Entrando a sx vi era l’area delle donne, poi quella degli africani dell’est (eritrea e Etiopia), e poi quella dei sub-sahariani. A destra vi era un campo di calcio dove vi erano tanti bambini, poi un container dei medici ed infine un container dell’OIM. In quest’ultimo container vi era un libico, tale Mohamed, che aveva un barba lunga e vestita in abiti militari, in quanto sulle spalline aveva una stella e tra barre".

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