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Palermo: studenti organizzano rissa a scuola su Instragam, la Polizia evita il peggio

di AdnKronos domenica 22 settembre 2019

2' di lettura

Palermo, 20 set. (AdnKronos) - Il tam tam su Instagram era iniziato ieri. L'appuntamento di un gruppo di studenti era per le 12 di oggi davanti alla scuola media Alberico Gentili di Palermo, nel 'salotto' della città. Un gruppo di studenti di due licei si sarebbero dati appuntamenti davanti alla media Gentili per una maxirissa per "dare una lezione", così hanno detto i giovani, ad alcuni ragazzini. Ma quando alcuni genitore insegnanti i hanno saputo delle intenzioni dei ragazzi hanno subito avvertito la Polizia. Diverse volanti sono arrivate in pochi istanti in via Lojacono per evitare il peggio. Solo dopo due ore circa gli studenti sono stati fatti uscire dalla scuola, rimasta co i cancelli chiusi. "Purtroppo ero lì. Ho 2 figli che vanno a scuola all'Alberico - racconta Francesca, la mamma di due ragazzini - Abbiamo vissuto momenti di grande spavento perché la tensione fra polizia e ragazzi e fra genitori e ragazzi era molto alta. Fortunatamente i docenti e il personale della scuola hanno saputo gestire in modo impeccabile il caos che si è venuto a creare. Hanno soprattutto pensato all'incolumità dei nostri figli, chiudendosi nelle classi al sicuro. Ma ho visto con i miei occhi quanti erano i ragazzi grandi lì fuori. Quando sono arrivata io erano più di 50. E non volevano saperne di andarsene. Volevano attaccare briga". "Hanno tenuto in ostaggio una scuola intera e intere famiglie con spocchia e arroganza sapendo di essere intoccabili e questa è la cosa più grave - racconta - Da docente e da mamma soprattutto, sono a dir poco allibita. Dietro questa spedizione punitiva c'era una volontà precisa, quella di dare una lezione a dei ragazzini più piccoli, di picchiarli. E la cosa peggiore è che il tam tam è passato su instagram... "ci siamo ammazzati con questi ieri" "ora gli diamo il resto"... Messaggi visti coi miei occhi oggi, dopo che tutto era già successo. Ce la mettiamo tutta a spiegare, a fare intervenire gli esperti in classe, a fare una testa così ai nostri figli sui pericoli... Ma falliamo sempre, perché i ragazzi sapevano ma non hanno parlato. Si tengono chiusi. Si sentono grandi".

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