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Sergio Marchionne, l'assalto dei vescovi: "Ha sacrificato gli operai della Fiat"

di Giulio Bucchi domenica 29 luglio 2018

2' di lettura

Dalla Cei, la Conferenza episcopale italiana, ci saremmo aspettati solo una preghiera per Sergio Marchionne. E invece è successo che monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e responsabile Cei sulle questioni che riguardano il lavoro, se n' è uscito dicendo che «andrebbe approfondito il tema della ricaduta sociale» degli interventi dell' ex amministratore delegato di Fca. Secondo il monsignore «è evidente che Marchionne ha creato nuovi posti di lavoro incentivando l' occupazione, ma andrebbe valutato l' impatto di partenza delle sue azioni in termini di sacrifici richiesti agli operai di diverse fabbriche. Su questo specifico aspetto» ha continuato il religioso «qualche interrogativo resta forse ancora aperto». Leggi anche: "Marchionne il più odiato di tutti, Prima di lui...". Bechis, il sospetto sulla Fiat Già: perché l' assemblea dei vescovi anziché preoccuparsi della cura delle anime si prodiga in simili dichiarazioni? Marchionne ha creato lavoro e ha dato da mangiare a migliaia di famiglie che senza di lui sarebbero finite male. Semmai andrebbe lodato. Macché. Monsignor Santoro sottolinea «i sacrifici richiesti agli operai» quasi fosse stato meglio che fossero rimasti disoccupati. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Enrico Rossi, governatore della Toscana ex Dem ora bersaniano di Articolo 1, che su Facebook a proposito di Marchionne si è sentito in dovere di scrivere che «non si deve dimenticare la residenza in Svizzera per pagare meno tasse, il Progetto Italia subito negato, il baricentro aziendale che si sposta in Usa, la sede legale di Fca in Olanda e quella fiscale a Londra. Infine un certo autoritarismo in fabbrica per piegare lavoratori e sindacati. Marchionne era un manager capace, soprattutto per gli azionisti, ma certo poco o per niente attento alla storia e agli interessi del Paese, il quale, d' altra parte ha avuto una politica debole, priva di strategie industriali, che sostanzialmente ha lasciato fare». "Variabili di costo" - Il senatore della Lega e coordinatore toscano del partito Manuel Vescovi ha commentato in modo molto duro: «È indegno attaccare una persona in fin di vita. Si tratta di una caduta di stile, sempre che il presidente ne abbia uno. È troppo chiedere un po' di umanità?». Sennonché alla ridda di dichiarazioni sgangherate si vanno ad aggiungere quelle di Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo Economico che riconosce «i meriti di Marchionne come manager» ma sottolinea che «nell' attività di governo dobbiamo dire che l' interesse della Fiat è una cosa, l' interesse nazionale può essere anche un altro». Il deputato di LeU Stefano Fassina ha dato prova della sua esistenza condannando le parole del governatore della Toscana, ma poi non è riuscito a non aggiungere che l' ex ad di Fca «ha trattato i lavoratori solo come variabile di costo». Eppure chi ora getta fango su uno dei più grandi manager italiani, è proprio chi ha contribuito ad affossare il mondo del lavoro. di Alessandro Gonzato

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