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Riciclo e riuso, la moda strizza l’occhio all’economia circolare

di AdnKronos domenica 29 luglio 2018

3' di lettura

Roma, 26 lug. - (AdnKronos) - Economia circolare, riduzione delle emissioni, uso responsabile delle risorse, miglioramento delle condizioni di lavoro e maggiore coinvolgimento diretto di lavoratori e consumatori. E’ un impegno a tutto tondo quello nella sostenibilità del colosso statunitense del casual & sportswear, VF Corporation con in portafoglio marchi come The North Face, Napapijri e Timberland, che quest’anno ha annunciato il programma “Made for Change”. “Dal 2011 a fine 2017 abbiamo lavorato per gestire le basi di un progetto di sostenibilità, utilizzando il lavoro fatto, guardando al futuro e alle nuove sfide” spiega all’Adnkronos, Anna Maria Rugarli, sustainability and responsibility senior director Emea di VF Corporation. “L’industria del tessile è tra le più inquinanti al mondo e tutti ci scontriamo con la scarsità di risorse. Il sistema di produzione lineare non è più sostenibile per il pianeta” afferma Anna Maria Rugarli. VF, dunque, guarda a modelli di business circolari, dove il rifiuto diventa risorsa. Si passa così dalla parola ai fatti. Un esempio è il progetto ‘The North Face Renewed’ lanciato da The North Face che sul mercato propone articoli ‘rinnovati’ che provengono da capi di abbigliamento resi, difettosi o danneggiati. Secondo l'Environmental Protection Agency, ogni anno l'85% dei prodotti tessili venduti finisce in discarica. E non solo. A febbraio VF ha firmato un accordo con la ong olandese Circle Economy per sviluppare una piattaforma digitale che aiuta i marchi a valutare le opzioni di fine vita, le opportunità ‘circolari’ per le eccedenze dei tessuti valutandone gli impatti ambientali, economici e sociali. L’obiettivo, spiega Anna Maria Rugarli, è “incrementare la raccolta degli abiti usati di The North Face e Timberland in Europa del 10% entro la fine del 2020” distribuendo raccoglitori nei diversi punti vendita. I capi raccolti hanno così tre opzioni: “se in buono stato, vengono sistemati, lavati e venduti come capi di ‘seconda mano’. Altrimenti vengono riciclati per creare nuove fibre tessili e impiegati in altri comparti, come quello dell’auto”. Ultima opzione l’incenerimento: “ma si parla dell’1% del totale”. Oltre all’economia circolare, il programma “Made for Change” prevede un impegno anche su fronte clima, materie prime e condizioni di lavoro. Tra i nuovi obiettivi e traguardi stabiliti nell'ambito della strategia vi sono l'impegno di VF a ridurre l'impatto ambientale globale del 50% entro il 2030, e a migliorare in modo misurabile la vita di un milione di lavoratori dell'industria dell'abbigliamento e dei membri delle comunità locali lungo tutta la filiera entro il 2025. “Un altro grande impegno – sottolinea Anna Maria Rugarli - è iniziare ad impiegare materiale riciclati. Si parla di almeno il 50% di pet e nylon riciclato da utilizzare nelle nostre collezioni entro il 2025”. In particolare nel programma ‘Made for Change’, VF si è impegna a ridurre del 35% l'impatto ambientale medio dei principali materiali utilizzati per realizzare i propri capi. Infine, VF ei suoi marchi si impegnano a promuovere la sostenibilità anche con un coinvolgimento diretto dei lavoratori, con attività di volontariato, e consumatori sempre più attratti da stili di vita più green.

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