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Migranti: Padova, la Diocesi prima dice no ma poi apre le porte della chiesa

domenica 26 novembre 2017

2' di lettura

Padova, 21 nov. (AdnKronos) - I cinquanta migranti che ieri erano fuggiti dal centro di accoglienza di Cona hanno trascorso la notte nella chiesa parrocchiale di Piove di Sacco, nel padovano. La diocesi di Padova prima aveva detto di no, ma poi "per motivi umanitari" ha dato ospitalità negli spazi della parrocchia ai richiedenti asilo che non vogliono rientrare nell'ex base militare di Conetta, nel veneziano. La decisione è stata presa ieri a tarda serata dalla Diocesi padovana, dopo che era fallita la trattativa con il vicario del prefetto di Venezia, che aveva cercato di aprire il dialogo con i migranti annunciando i primi 13 trasferimenti dall'hub in giornata. "Meglio la strada che questo campo", avevano protestato i profughi. In serata la nota della Diocesi di Padova era stata chiara, stop all'accoglienza in situazioni come quella creatasi a Cona: "Alcune sere fa abbiamo accolto in emergenza nella chiesa di Codevigo. Era una situazione di estrema emergenza; ci si è relazionati con i richiedenti asilo con cui sono state concordate le modalità dell’accoglienza temporanea per la notte. C’è stata la collaborazione di un’intera comunità che ha dato aiuto e sollievo a circa 200 persone in difficoltà. Era una situazione straordinaria". La nota della Diocesi però continuava: "Lunedì sera, a Piove di Sacco, la situazione si sta riproponendo, in termini decisamente diversi: i richiedenti asilo sono sollecitati da alcuni esponenti del sindacato USB a lasciare comunque l’hub di Conetta, senza dialogare in maniera costruttiva con la Prefettura di Venezia, che ha la responsabilità della loro presenza nel territorio e il panorama di possibilità concrete e fattibili di ricollocazione. Come Chiesa non possiamo accettare strumentalizzazioni, né tantomeno – cosa ancor più grave – che i giovani che escono dall’ex base di Conetta vengano illusi di trovare comunque un alloggio e una sistemazione alternativa, quando invece rischiano di perdere anche i pochi diritti acquisiti: l’assicurazione di un tetto e di un pasto. La Chiesa sta lavorando per l’accoglienza diffusa, che vede come unica strada umana e dignitosa per un’integrazione sostenibile".

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