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Bon't Worry onlus, la violenza sulle donne si contrasta con sentenze più veloci

domenica 26 novembre 2017

2' di lettura

Milano, 24 nov. (AdnKronos) - Per contrastare la violenza contro le donne bisogna “snellire, velocizzare, concretizzare le procedure e avere persone serie che lottino 365 giorni l’anno insieme e non separate per far comprendere ai predatori che non è tutto possibile”. In occasione della giornata mondiale contro la violenza delle donne è la dottoressa Bo Guerreschi, presidente dell’associazione Bon’t Worry Onlus, a ricordare come l’attività di prevenzione e contrasto a molestie, abusi fisici e psicologici non si debba fermare mai. “Non è una questione di politica tra destra e sinistra -dice all'Adnkronos- lo Stato deve focalizzare il problema perché l’Italia sta peggiorando nella tutela e non può andare avanti così”. Poca burocrazia, revisione della legge sul femminicidio, indagini veloci dopo la denuncia e sentenze vere. "La legge definita “femminicidio” comprende 5 articoli, che non servono assolutamente a niente. Una legge già di per sé discriminatoria perché è omicidio indipendentemente dal sesso della vittima". Un altro punto riguarda poi la magistratura, che vede tra le sue file giudici che "archiviano troppo facilmente, non indagano come dovrebbero e a cui molto spesso subentra il pregiudizio 'è la donna che se l’è andata a cercare". Anche le forze dell'ordine con il Codice Pisapia, entrato in vigore nel 1989, "fanno quello che li è concesso nella misura in cui seguono il codice, oltre non possono fare a meno che non ci sia il sangue". L’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ma secondo Guerreschi "non viene considerata e rispettata, anzi molti non ne conoscono neanche l’esistenza". Resta difficile ad controllare e arginare tutto il mondo delle violenze in rete, dalle minacce al revenge porn e al doxxing, a cui si è cercato di porre un freno con l'introduzione della legge Ferrara contro il cyber bullismo e l’attività dell'Interpol, della polizia e dei carabinieri lavorano per smascherare chi, nascosto dietro uno schermo, distrugge la vita di donne e bambini. Alcuni correttivi concreti per migliorare la situazione arrivano da Guerreschi che sottolinea l'urgenza "smettere di tagliare i fondi statali e rivedere su base meritocratica e non secondo logiche di posizionamento politico o amicizie" i criteri di distribuzione perché "ci sono delle onlus indebitate fino ai capelli che eppure continuano tutti i giorni a difendere donne e bambini". Bisogna poi fornire una struttura alla spalle alle donne che denunciano abusi e violenze perché è "facile dire alle donne di parlare", ma chi denuncia deve sempre farlo con una protezione che le tuteli" dal un punto di vista economico e da ritorsioni.

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