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Grosseto, sequestrati 200 tesori dell'epoca romana

Archeologia
domenica 22 ottobre 2017

2' di lettura

Grosseto, 21 ott. (AdnKronos) - La Guardia di Finanza di Grosseto, con l'operazione 'Juppiter', ha sequestrato oltre 200 reperti archeologici risalenti all'epoca romana di inestimabile valore. Nell'ambito di un'attività di controllo economico-finanziario del territorio da parte dei finanzieri della tenenza di Orbetello è emersa la posizione di alcuni soggetti tra cui uno con una posizione fiscale dichiarata incongrua rispetto alle effettive disponibilità economico-patrimoniali accumulate nel tempo ed impiegate anche in beni archeologici. Dopo alcuni sopralluoghi che hanno confermato l'esistenza di reperti archeologici in bella vista nel giardino di una villa, è scattata l'operazione avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto. Così 50 finanzieri hanno perquisito 22 unità immobiliari nella disponibilità di 11 collezionisti indagati, in tre diverse regioni (Toscana, Sicilia e Lazio) sequestrando oltre 200 reperti archeologici di assoluto pregio ed ingentissimo valore economico, trafugati da una prestigiosa residenza romana. Gli 11 collezionisti sono indagati per illecita detenzione ed impossessamento di beni appartenenti allo Stato ed in taluni casi anche per ricettazione. I reperti archeologici di età imperiale, ascrivibili al VII secolo a.C, non dichiarati alla competente Soprintendenza, sono stati sequestrati in base ai decreti di perquisizione e sequestro emessi dalla Procura della Repubblica di Roma (pm titolare Tiziana Cugini) e dalla Procura della Repubblica di Grosseto (pm titolare Maria Navarro), che hanno diretto l’intera operazione. Alle operazioni ha partecipato anche il funzionario responsabile della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, che ha accertato l’autenticità dei beni rinvenuti. "L’ingente valore economico dei reperti sottoposti a sequestro sarà tenuto presente anche ai fini fiscali dei soggetti indagati, che hanno nel tempo plausibilmente tesorizzato anche così i proventi delle loro attività", si legge in una nota della Gdf.

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