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Camorra: imprenditore mozzarelle denuncia, io testimone giustizia con scorta a meta'

domenica 16 febbraio 2014

2' di lettura

Roma, 10 feb. (Adnkronos) - "Con la scorta a meta' mi hanno ridotto a un pacco postale. Ora rischio più di prima. Mi sento più vulnerabile. Ho paura. Per la mia incolumita' e quella della mia famiglia". E' lo sfogo di Roberto Battaglia, imprenditore casertano di mozzarelle, da anni in prima linea nella lotta alla camorra. Da quasi un mese gli hanno tolto la scorta a Roma: " Me la ridanno solo quando metto piede in Campania, dove si trova la mia azienda agricola. Sono davvero sconcertato, e' una situazione kafkiana". Con le sue rivelazioni sono stati arrestati i fratelli Zagaria e da allora Battaglia e' nel mirino dei casalesi, il clan piu' potente del Sud d'Italia con una forte presenza su tutto il territorio nazionale, a cominciare proprio dal Lazio. Dal novembre di due anni fa il produttore di bufale vive sotto tutela, facendo la spola tra l'azienda di famiglia a Caiazzo e la capitale dove gestisce un mini caseificio a Eataly. "Quando devo testimoniare nei processi che vedono imputato il boss Pasquale Zagaria e i suoi fratelli -avverte all'Adnkronos- vado a Napoli con la mia auto da solo. Mi prendono in custodia appena arrivato a Caianello, dove due agenti di polizia mi aspettano sull'autostrada A1. Come si puo' andare avanti cosi? E' un'offesa per il mio lavoro e quello dei ragazzi della scorta che mi seguono ogni giorno rischiando la vita. Certe volte mi chiedo: non sara' mica una colpa ribellarsi alla camorra? O la colpa oggi dei testimoni di giustizia e' solo quella di credere nello Stato?". Battaglia si rivolge al capo della Polizia, Alessandro Pansa: "Gli chiedo di risolvere questa asssurda situazione. Non si conoscono le motivazioni di una scelta del genere. Vorrei capire cosa sia successo, altrimenti saro' costretto a fare ricorso al Tar del Lazio". "Una ventina di giorni fa l'Ucis di Roma", spiega Gianluca Giordano, legale di Battaglia, "ha comunicato al mio assistito che la scorta nel Lazio era stata soppressa, ad eccezione della regione Campania. Purtroppo, a tutt'oggi, non conosciamo le motivazioni della Prefettura. Appena notificato il provvedimento di modifica dello stato di tutela abbiamo chiesto il ripristino della scorta nel Lazio. In mancanza di una risposta abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti per capire le ragioni della scelta. Solo con ricorso al Tar potremmo leggere la documentazione e vederci finalmente chiaro".

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