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Arte: in 'Visioni' di Barbara Medori le donne del riscatto lungo la Via della Seta

domenica 16 febbraio 2014

2' di lettura

Roma, 15 feb. (Adnkronos) - Seimila chilometri da Roma a Samarcanda. Un viaggio che, nel pennello di Barbara Medori, ha vissuto una metamorfosi di segni e colori che hanno un'anima di donna. Quindici opere pittoriche sgorgate dal desiderio inappagato di quel cammino lungo la Via della Seta fallito sul nascere dalla mancata concessione dei visti della Repubblica Islamica dell'Iran. Quindici quadri per i quali la pittrice romana ha vinto il concorso bandito dalla galleria 'Di Vin Arte' (in lizza scultori e artisti con il compito di realizzare un'opera inerente la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) e che ora sono la trama della mostra 'Visioni sulla Via della Seta', curata da Andrea Romoli Barberini, che si terrà a Roma dal 22 febbraio al primo marzo nella sede della galleria (a Mentana, in Via Giacomo Matteotti, 3). Ogni Paese, sublimato in un volto femminile, è accompagnato da un diritto della famosa Dichiarazione firmata a Parigi nel '48. 'Il Valore Umano Universale' è l'olio che cattura in una tela la Siria attraverso gli occhi addolorati e tenaci di una donna. E 'Consapevole' consegna alla memoria futura il cambiamento dell'Iran nello sguardo fiero di una ragazza. Tutti gli sguardi di queste donne, a dire il vero, sono incredibilmente incisivi, veri, emozionanti come se Barbara Medori li avesse sentiti addosso, ne avesse ascoltato le parole mute e persino rubati in uno scatto. E invece tutto è accaduto nel cuore, nel battito che anelava il viaggio, l'incontro, la conoscenza e che ha nutrito se stesso da lontano cercando tutti i volti che potessero tessere la trama di quel cammino sospeso verso Samarcanda. "In questi quadri ho trasmutato il mio femminile ferito e sofferto in qualcosa di ideale, nella dignità, nella forza e centratura del mondo che vorrei e che si fa immanente negli sguardi limpidi di queste donne", racconta Barbara Medori all'Adnkronos. Per ogni dipinto, infatti, c'è il riferimento ad un luogo e ad un diritto-dovere da non dimenticare per rendere davvero umano questo mondo: ne 'La difesa della fragilità umana' c'è il 'Deserto'. In 'uno sguardo in ascolto' l'Afghanistan così come in 'la sensualità toglie il velo' e in 'dà le spalle all'ignoranza indicando il futuro'. Non mancano la Turchia; la Palestina; l'Uzbekistan; il Tibet; la Cina; la Mongolia; il Turkmenistan; la Birmania; l'Egeo. Ma oltre al viaggio 'fuori', per Barbara c'è stato un viaggio tutto interiore: "Attraverso queste donne ho riscattato la mia sofferenza e, man mano che sulla tela prendevano forma, l'ho trasformata del tutto. Nei miei quadri -confida, infine- c'è quello di me che gli uomini non vedono".

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