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Manager italiani chiedono più prevenzione sanitaria in azienda ma la fanno poco

La soluzione, per molti dirigenti, sta nei Fondi sanitari integrativi capaci di sostenere, meglio del Ssn, politiche attive di promozione della salute
domenica 18 maggio 2014

2' di lettura

Roma, 14 mag. (Adnkronos Salute) - Il 92% dei dirigenti italiani over 50 pensa che la prevenzione sanitaria in azienda sia fondamentale per assicurarsi un futuro al riparo dalle patologie più invalidanti. Ma sono ancora pochi quelli che, giunti a posizioni apicali, si sottopongono agli esami e agli screening preventivi. E' quanto emerge dall"Indagine esplorativa sugli atteggiamenti verso la prevenzione sanitaria e la profilassi vaccinale in età adulta', realizzata dall'istituto G&G Associated di Roma per Pfizer Italia e presentata nella sede romana di Federmanager. Il focus sulla prevenzione sanitaria è stato introdotto da Mario Cardoni, direttore generale di Federmanager, e da Stefano Cuzzilla, presidente del Fasi, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa dei dirigenti industriali (che dal 2011 offre gratuitamente ai suoi assistiti alcuni specifici pacchetti di prevenzione). Per il campione di 3.438 dirigenti intervistati "la prevenzione sanitaria - ha detto Alessandro Santoni di G&G Associated - è un tema di grandissima attualità e rilevante spessore etico, ma sul piano dei comportamenti individuali non è ancora praticata come si dovrebbe". Inoltre il 72% del campione dichiara di evitare stress, comportamenti a rischio come il fumo e l'alcol, o di fare sport e seguire un'alimentazione sana (51%). Tuttavia, solo il 35% del campione fa visite specialistiche a scopo preventivo (nel caso dei tumori appena il 21%). Di fronte a questi dati poco incoraggianti, "emerge una tendenza positiva da parte delle imprese - si legge in una nota di Federmanager - che sempre più numerose si dotano di forme di assistenza sanitaria integrativa". Per un dirigente su due questo determina un legame più stretto con la mission aziendale e migliora il clima di lavoro. "Servono dunque i giusti incentivi, dato che l'investimento in prevenzione in Italia è il più basso nell'area Ocse (solo lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva contro una media del 2,9% ed è ritenuto dai manager un'attività vantaggiosa per tutti, perché fa risparmiare soldi alla collettività: è d'accordo il 67% del campione". La soluzione, per molti dirigenti, sta nei Fondi sanitari integrativi capaci di sostenere, meglio del Ssn, politiche attive di promozione della salute: le attese in materia di offerta di prevenzione sono alte e riguardano vari ambiti. La ricerca registra, inoltre, un deficit informativo nei confronti della profilassi vaccinale.

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