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Venti i mega pescherecci responsabili di svuotare mari e oceani

domenica 9 novembre 2014

2' di lettura

Roma, 4 nov. - (AdnKronos) - Venti mega pescherecci, che per dimensioni e metodi di pesca sono tra i più distruttivi della flotta europea, esportano la pesca eccessiva in tutti i mari e gli oceani del mondo. La denuncia arriva da Greenpeace nel nuovo rapporto 'Monster Boats, flagello dei mari'. Tra questi mostri, navi che utilizzano metodi di pesca distruttivi come i Fad (sistemi di aggregazione per pesci), responsabili della cattura accidentale di migliaia di squali, tartarughe e mante, tra cui specie in pericolo o che sono stati già coinvolti in episodi di pesca illegale. Alcuni di questi pescherecci, secondo Greenpeace, sono in grado di catturare oltre 2.000 tonnellate di tonno in una sola battuta di pesca. Recenti dati Fao indicano che il 90% degli stock ittici mondiali sono pienamente o eccessivamente sfruttati. Stessa sorte anche per il nostro Mediterraneo: il 96% delle specie di fondale è soggetto ad uno sfruttamento eccessivo e per gli stock di acque intermedie come la sardina e l’acciuga, la percentuale è pari o superiore al 71%. “Pochi baroni della pesca industriale si stanno sconsideratamente arricchendo attraverso lo sfruttamento dei nostri mari. I governi europei non possono più chiudere gli occhi di fronte alla pesca eccessiva, e troppo spesso illegale. Devono eliminare dalle loro flotte industriali quei 'mostri' che stanno svuotando i nostri mari e sostenere invece i pescatori artigianali che pescano in modo sostenibile" dichiara Serena Maso, campaigner mare di Greenpeace Italia. Sebbene la flotta italiana non abbia pescherecci così grandi e potenti, anche l’Italia è direttamente coinvolta in questo sistema di sfruttamento eccessivo. Greenpeace sottolinea che alcuni dei 'Monster Boat' analizzati nel rapporto, pescano tonno che potrebbe arrivare anche nelle nostre scatolette. Txori Argi, Albacora Uno e Albatun Tres (uno dei tre più grandi pescherecci a circuizione del mondo) sono di proprietà rispettivamente delle spagnole Inpesca e Albacora S.A., che hanno rifornito importanti marche di tonno in scatola presenti nel nostro mercato. “I consumatori italiani ignorano che comprando una scatoletta di tonno catturata da questi mega pescherecci stanno contribuendo inconsapevolmente a svuotare i nostri oceani. È ora che le compagnie che producono tonno in scatola scelgano i loro fornitori in base ai metodi di pesca, abbandonando quelli distruttivi a favore del tonno pescato in modo sostenibile. Se i governi non si muovono, il mercato può cambiare ciò che succede in mare” conclude Maso. Si stima che parte della flotta dell’Unione Europea sia in grado di pescare dalle due alle tre volte al di sopra del limite di sostenibilità. Focalizzando l’attenzione su alcuni dei maggiori responsabili della pesca eccessiva a livello mondiale, Greenpeace chiede ai governi di eliminare l’eccessiva capacità di pesca e di dare un accesso preferenziale ai pescatori artigianali che hanno un basso impatto sull’ambiente, mettendo in pratica quanto previsto dalla nuova Politica Comune della Pesca.

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