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Shoah: esce 'Il fascismo e gli ebrei' di Angelo Ventura

domenica 26 gennaio 2014

2' di lettura

Roma, 21 gen. (Adnkronos) - Una vera comprensione dell'Italia repubblicana si può avere solo se si parte da uno studio approfondito del fascismo e, in particolare, del ruolo delle 'élites' intellettuali e del delicato nodo del razzismo italiano e della persecuzione antiebraica. Da questa consapevolezza storiografica -e prima ancora etico-civile- parte Angelo Ventura, professore emerito di Storia contemporanea presso l'Università di Padova, nei contributi sul fascismo, l'ideologia antisemita e la persecuzione contro gli ebrei, ora per la prima volta proposti e organizzati in volume da Donzelli. Con il titolo "Il fascismo e gli ebrei" esce in vista dell Giorno della Memoria una raccolta di significativi contributi dello storico. Studioso tra i più rigorosi della sua generazione, Ventura affronta qui una delle questioni più spinose del nostro Novecento: capire se l'ideologia razzista sia stata il frutto di qualche bellicosa intemperanza dell'ala più intransigente del fascismo militante, o se invece non sia penetrata nei gangli più profondi della cultura nazionale, insediandosi fin nel cuore delle più sofisticate 'cittadelle' intellettuali e delle più prestigiose università. Nel saggio lo storico disegna un profilo innovativo dell'antisemitismo italiano, offrendo un giudizio equilibrato sull'opera di un altro grande storico del fascismo, Renzo De Felice. Fu solo tra la fine del Novecento e l'inizio del nuovo secolo infatti che, grazie all'apporto di fondamentali studi, si riuscì a porre la questione entro una griglia interpretativa articolata e persuasiva, evitando quella sottovalutazione della componente antisemita nel bagaglio ideologico e politico del fascismo, che costituiva il pericolo insito nella lettura defeliciana. Il "valore aggiunto del lavoro di Ventura -sottolinea Sergio Luzzatto nella sua introduzione- deriva dalla padronanza con cui lo storico padovano maneggia il concetto di 'svolta'": è sulla genesi della svolta antiebraica che Ventura sposta l'attenzione, facendo emergere il terreno di coltura che ne permise la nascita. Un avventimento tutt'altro che repentino e inaspettato, ma già insito nell'ideologia fascista e, in generale, nella cultura italiana, "di cui Mussolini -ribadisce Ventura- non faceva che interpretare umori e orientamenti".

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