Prato, 22 gen. - (Adnkronos) - "Più Stato a Prato, che non vuol dire solo Ministero degli interni o ministri in visita e che siglano patti". E' la richiesta del presidente della Toscana, Enrico Rossi,che tuona alla fine di un convegno, tutto dedicato al ruolo e peso economico della comunità cinese in città, che si è svolto stamani nel salone consiliare della Provincia di Prato, tenendo inchiodata sulle poltrone, per quasi quattro ore, una fitta e variegata platea. Sullo sfondo il rogo che a dicembre ha inghiottito, in una fabbrica dormitorio, sette operai cinesi. "Più Stato: ovvero più forze per la Procura che è sotto organico, più forze per la Guardia di Finanza che è più utile dei militari dell'esercito per strada, e magari sostegni economici di filiera che altrove si fanno per aree riconosciute in crisi come anche Prato è". Rossi lo ripete più volte e guarda a Roma e al governo, con cui presto si incontrerà. Lo ripete dopo aver ascoltato lo studio che la Provincia ha commissionato ad Irpet e Asel. Al tavolo ci sono le istituzioni, alcuni dei sindaci della provincia - quelli almeno più coinvolti dal fenomeno: Prato, Montemurlo e Carmignano - i rappresentanti della comunità cinese (a partire dal console di Firenze), sindacati ed associazioni di categoria. Quattro ore di numeri, riflessioni e voci con sfumature diverse, ma fondamentalmente ottimiste. Per tutti (o quasi) infatti l'immigrazione e la comunità cinese che lavora nel pronto moda della città è una risorsa (o lo può essere). Basta superare i problemi, ma è possibile. Con tutte le associazioni economiche, anche stamani, in prima linea sul fronte dell'integrazione: pronte a ribadire il oro sì alla legalità, scettiche sull'utilità dei blitz e con un altolà a fare dei cinesi, dell'integrazione e della repressione, un tema da campagna elettorale. (segue)