Milano, 18 giu. - (Adnkronos) - Nessuna ammissione, neppure una precisazione che possa aggiungere tasselli a un'inchiesta su cui gli inquirenti di Bergamo, per prudenza, non vogliono mettere la parola fine. Si avvale della facoltà di non rispondere Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto autore dell'omicidio di Yara Gambirasio, che oggi è stato interrogato in carcere dal pm Letizia Ruggeri. In attesa della convalida da parte del gip Ezia Maccora (fissata per domani in carcere alle 9.30) il 44enne sceglie il silenzio come risposta a chi pensa di aver trovato 'il mostro'. Una scelta difensiva per dare tempo all'avvocato di fiducia Silvia Gazzetti di poter acquisire tutti gli elementi raccolti dagli investigatori contro l'uomo accusato di aver ucciso con "sevizie" e "crudeltà" Yara colpendola alla testa, poi accoltellandola ripetutamente e lasciandola morire di stenti in un campo di Chignolo d'Isola. Prove, quelle contenute nelle tre pagine del fermo, in cui le analisi tecniche e le indagini tradizionali si uniscono per dare un volto all'uomo che, secondo l'accusa, ha infierito sulla giovane ginnasta di Brembate. E oggi l'accusa mette a segno un altro punto: il 44enne non è il figlio naturale di Giovanni Bossetti, la comparazione dei due profili genetici ha dato esito negativo. E il Dna "non mente" spiega un inquirente. Il profilo genetico dell'indagato è stato trovato nella parte interna degli slip della vittima ed "è difficile sostenere che ci sia finito per caso". Una traccia biologica definita "abbondante", che ha resistito alle intemperie, il corpo della 13enne è stato trovato tre mesi dopo la scomparsa. Un profilo, "misto" a quello di Yara "ma analizzabile e identificabile con assoluta certezza", sottolinea chi lavora al caso. (segue)