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Nel Parco della Majella il camoscio ‘vale’ 10mila presenze l’anno

domenica 22 giugno 2014

2' di lettura

(AdnKronos) - Nel Parco della Majella, a Lama dei Peligni, il camoscio rappresenta un asset su cui puntare per promuovere il turismo sul territorio, legato all’ambiente e all’escursionismo. ‘’Ogni anno possiamo contare circa 10mila presenze di turisti legate al camoscio. Abbiamo anche un insolito flusso di turisti olandesi che vengono fin qui proprio per visitare la nostra area faunistica’’, spiega oggi Irene Cenori della Cooperativa Majella, nell’ultima giornata del Congresso Internazionale sul Camoscio a Lama dei Peligni. Il “caso camoscio” si inserisce in uno scenario che vede oltre 101 milioni di presenze turistiche nei parchi italiani, con una crescita del 2% l’anno, quasi il doppio dell’aumento registrato dal turismo in Italia nell’ultimo anno. Nel sistema delle aree protette nazionali il turismo rappresenta oltre il 50% dell’offerta. Il valore della partita del “turismo natura” nel nostro Paese, dove i Parchi rappresentano il segmento più significativo, è stato pari a 10,9 miliardi di euro, con una crescita di circa il 3% rispetto all’anno precedente. Quella del camoscio appenninico, quindi, oltre a essere una storia a lieto fine per la difesa di una specie a rischio estinzione, può diventare occasione per creare occupazione e rilanciare l’economia. Per esempio nel Parco dei Monti Sibillini, in concomitanza con la reintroduzione del camoscio nel parco è partito il progetto Hotel del Camoscio, un marchio di qualità per identificare quelle strutture recettive (hotel, agriturismi, bed&breakfast) che sostengono il progetto di tutela del camoscio. Le strutture, in concreto, partecipano attivamente insieme allo staff del Parco ospitando a tariffe agevolate i turisti volontari che contribuiscono al censimento dei camosci. Singoli turisti, scolaresche, gruppi organizzati, sono formati dal personale del parco e segnalano la presenza degli esemplari che avvistano durante le escursioni. ‘’E’ un modo per creare nuove forme di turismo, lo potremmo chiame un ‘turismo da camoscio’ - spiega Maria Laura Talamè, degli Hotel del Camoscio del Parco dei Monti Sibillini - Inoltre l’idea è stata apprezzata dagli operatori della zona, tanto che quasi il 50% delle strutture ha aderito al progetto, che ora a distanza di due anni si sta estendendo anche strutture delle aree limitrofe all’espansione del camoscio. Praticamente le strutture recettive aumentano seguendo i camosci’’.

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