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Venezia: Ivano De Matteo indaga i confini morali con 'I nostri ragazzi' (2)

domenica 7 settembre 2014

2' di lettura

(Adnkronos/Cinematografo.it) - "Anche io, da ragazzino, ho commesso qualche sciocchezza - racconta De Matteo - magari per scalare qualche gerarchia adolescenziale. Riconosco che nel film i due personaggi di Jacopo e Rosabell possano risultare sgradevoli, a prescindere dall'atto che commettono, questo perché credo che ognuno sia, soprattutto a quell'età, il frutto di chi c'era prima di noi. Quello che m'interessava davvero però, era costruire l'umanità dei personaggi dei genitori, che finiscono per rimanere ghiacciati da quella notizia: c'è quello che hanno vissuto prima dell'atto, poi c'è l'atto stesso e poi c'è la decisione da prendere. E' giusto o meno denunciare? La giustizia è giusta? Quando faccio film mi interessa trovare il male nei buoni e il bene nei cattivi: non mi interessa il colore della guaina di un filo elettrico, mi interessa arrivare al rame, spogliarlo". Cosa che il regista de Gli equilibristi fa con i propri attori: "Ho un figlio di sedici anni, stessa generazione di cui Ivano parla nel film, una generazione che vive la realtà filtrata da tante cose, vere e finte, ed è difficile discernere tra le due cose", dice Alessandro Gassmann, "orgoglioso di aver interpretato un personaggio che non avevo mai fatto: per fortuna, anche nella realtà, esistono persone che cambiano atteggiamento o idea nei confronti delle cose della vita". Cambiamento, lo stesso a cui è chiamato un attore quando deve interpretare ruoli così delicati: "Se dovessimo interpretare solo le cose che ci somigliano saremmo condannati a interpretare solo noi stessi", dice Lo Cascio, che spiega: "L'attore deve avere capacità mimetica, facendo uno sforzo di sconfinamento. Si smuovono cose personali, dalla lettura dello script al confronto col regista, e poi ci si lascia aggredire dal personaggio, che ci colonizza. L'attore non può non amare il proprio personaggio mettendosi sempre in discussione: un film deve essere sempre un'esperienza estrema. Condizione in cui per il personaggio si aprono spazi di crisi".(segue)

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