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Venezia: Ivano De Matteo indaga i confini morali con 'I nostri ragazzi' (3)

domenica 7 settembre 2014

2' di lettura

(Adnkronos/Cinematografo.it) - La stessa in cui sprofonda il personaggio di Giovanna Mezzogiorno: "Clara è una donna difficile da giudicare. E' una madre molto apprensiva nei confronti di questo figlio, che approccia sempre con un atteggiamento timoroso perché lo vede ostico, chiuso, trattandolo in maniera quasi reverenziale. Questa apprensione si trasforma poi in ferocia, quando è disposta a tutto per proteggerlo. E' un personaggio profondamente sbilanciato, ma chi può dire cosa si farebbe in una situazione del genere? Sono convinta che nella vita, in generale, non si cambia: quando accade qualcosa di estremo si apre una porta e viene fuori qualcosa che già c'era, qualcosa che magari ignoravamo di avere, ma che era già lì". Dipinti in maniera negativa sin dall'inizio del film, i due adolescenti sembrano ostaggio delle derive tecnologiche dei nostri tempi: "Credo che la tecnologia di oggi, facendo un paragone molto forte, sia l'eroina degli anni '70. Con la differenza che i tossici di allora andavano in giro, davano fastidio. Mentre oggi chi abusa di questi mezzi viene quasi indotto a restare confinato dentro casa, isolato", dice ancora De Matteo, al quale si aggancia Giovanna Mezzogiorno: "La mia è una sensazione che nasce da un istinto, non da chissà quali riflessioni sociologiche, ma credo che dietro questi continui e brutali fatti di cronaca ci sia una solitudine irrisolvibile. E' un'epoca, la nostra, in cui tutti si fotografavano la faccia perché milioni di persone la guardino: sintomo di un senso del terrore dell'isolamento. Ma la distanza tra l'essere umano e la società, o i propri affetti, è sempre più incolmabile". (segue)

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