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Ora Matteo Renzi è nudo: o le riforme o a casa

di Maurizio Belpietro domenica 7 settembre 2014

2' di lettura

Che i politici le sparino grosse è noto, per questo la gente è abituata a fare la tara alle loro parole. Ciò nonostante se il presidente del Consiglio evitasse di auto smentirsi a distanza di pochi giorni, o di farsi smentire da qualche suo ministro, sarebbe meglio per tutti. Soprattutto per la credibilità del governo che, come informa un recente sondaggio realizzato da Lorien Consulting e pubblicato da taliaOggi nell’edizione di ieri, dopo sei mesi sta agli stessi livelli dell’esecutivo guidato a suo tempo da Enrico Letta e cioè poco sopra il cinquanta per cento. Che, dopo metà anno e nonostante gli 80 euro al mese regalati a undici milioni di italiani, Matteo Renzi e i suoi collaboratori riscuotano lo stesso consenso dell’esangue Letta non è un bel segnale, in quanto superati i sei mesi la fiducia nel nipotissimo e nella sua squadra si dileguò in un attimo, segno evidente che la fiducia è una cosa seria e come tale la si dà e la si toglie sulla base dei risultati portati a casa. E a proposito di cose serie: vi pare possibile che un premier dichiari una settimana fa, in una intervista al Tg5, che gli statali possono stare tranquilli, perché non ci sarà il blocco degli stipendi e poi, arrivato il tre settembre, lasci dire al ministro della Funzione pubblica Marianna Madia che il blocco sarà in vigore per tutto il 2015? Renzi e la ministra che vigila sui dipendenti pubblici non fanno parte dello stesso governo? Oppure ne fanno parte ma quest’estate non si sono mai incontrati? Diversamente verrebbe da pensare che la seconda non dica al primo come stanno le cose e che dunque decida su una faccenda tanto delicata e che riguarda milioni di italiani all’insaputa del presidente del Consiglio. In alternativa viene il sospetto che Matteo Renzi butti lì ogni tanto qualche frottola, perché una bugia al giorno toglie la crisi di torno e consente di non affrontare i problemi, per lo meno fino a quando non esplodono.  Leggi l'editoriale integrale su Liberoquotidiano o acquista una copia digitale cliccando qui

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