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Venezia: Zoro dal 'Gazebo' al mercato con 'Arance e Martello', sua opera prima (3)

domenica 7 settembre 2014

2' di lettura

(Adnkronos/Cinematografo.it) - Ambientato nel giorno più caldo della torrida estate 2011, 'Arance e martello' - che Fandango porta in sala da oggi, venerdì 5 settembre, con una cinquantina di copie - in più di un'occasione fa il verso a Fa' la cosa giusta di Spike Lee, se vogliamo imperativo ricorrente con cui i lavoratori del mercato cercano di spronare i militanti della vicina sezione del PD (ex PCI): "Se chiudono il mercato scoppia la rivoluzione. Bastò sentire questa frase, uscendo un giorno di casa -racconta Bianchi- per provare a immaginare le dinamiche di un'ipotesi di 'rivoluzione' nell'Italia del 2011, nel pieno del potere berlusconiano: categorie abusate quali 'politica' e 'paese reale' si annusano, si mischiano e si scontrano in tempi di crisi, fino a esplodere nei pressi della grande muraglia gialla dei lavori della Metro C, separazione plastica e metaforica dei due mondi". "Raccontare come la politica avrebbe provato a fare 'la cosa giusta' per gestire un territorio in tumulto è stata la sfida personale che ho voluto accettare", dice ancora Diego Bianchi, che nel film, per ovvie ragioni, non può inserire elementi di strettissima attualità come il Movimento Cinque Stelle o Renzi: "No, certo, era il 2011, il Movimento Cinque Stelle si stava formando, non era protagonista come lo è oggi, ma attraverso alcune battute o slogan nel film si sente l'embrione di quello che poi sarebbe stato. E Renzi, anche se il paragone ovviamente è improponibile, lo potremmo ritrovare in quella fotografia di Totti che compare sulla parete della sezione: qualcosa, se vogliamo, che lì non c'entrava niente". Ma messo alle strette, dovendo optare per una scelta dolorosa, dalla torre Diego Bianchi getterebbe Berlinguer o Francesco Totti?: "Siete pazzi, l'autolesionismo ha un limite!".

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