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Stragi: ex Terza posizione, mio libro dopo incontro con presidente vittime P. Loggia

domenica 6 aprile 2014

2' di lettura

Brescia, 1 apr. (Adnkronos) - "La verità non ha guardiani o sacerdoti e fare di tutto per farla conoscere mi pare un imperativo non solo dei bresciani ma di tutti gli italiani che ne hanno vissuto le immani conseguenze". Così Gabriele Adinolfi, ex leader di Terza posizione, movimento neofascista attivo tra il 1978 e il 1982, replica alle polemiche sulla presentazione, giovedì 3 aprile a Brescia, del suo libro 'Quella strage fascista. Così è se vi pare', organizzata da Soccorso sociale a meno di due mesi dal 40esimo anniversario dalla strage che nel 1974 fece 8 morti e 102 feriti. "Sono particolarmente stupito da Manlio Milani, il presidente dell'associazione familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia, quando dice che non accetta il dialogo con chi prima non accoglie la tesi comune sulla strage - aggiunge Adinolfi - Evidentemente è di umore volubile; non la pensava così il 26 marzo 2012 quando ebbe un confronto con me all'hotel President di Roncadelle. Eppure fu proprio grazie a quel dibattito, ispirato dal comune desiderio di scoprire la verità e di rendere onore alla memoria delle vittime, che sono affiorati i primi elementi, partendo dai quali il sottoscritto e diversi legali, abbiamo scoperto una serie impressionante di indizi probanti noti da sempre agli inquirenti ma che sono stati ignorati per la volontà politica di non scuotere il mito fondante dell'Italia consociativa sorta dal Compromesso Storico". "Credo - conclude - che nel quarantennale della strage, Brescia provi la necessità di confrontarsi serenamente con il passato e di scoprire perché quella strage non trova un colpevole. Non solo perché lo si è sempre cercato dalla parte sbagliata ma perché la verità storica è sconvolgente. Se Milani ha cambiato idea e se il dialogo gli interessa solo se e quando è un monologo a due ne prendo atto con dispiacere. Tuttavia la verità non ha guardiani o sacerdoti e fare di tutto per farla conoscere mi pare un imperativo non solo dei bresciani ma di tutti gli italiani che ne hanno vissuto le immani conseguenze".

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