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Antonio Socci: Nanni Moretti farà un film sulla morte, la sinistra fingerà di scoprirla

di Giulio Bucchi domenica 6 aprile 2014

2' di lettura

Certo, i poeti e i profeti lo dicono con ben altra potenza. Ma anche quei protagonisti della cultura pop di oggi che sono i cantautori – menestrelli del duemila – a volta azzeccano un verso (o una canzone) che, sia pure in un mare di nichilismo, è come un lampo di luce sulla condizione umana. Penso all’ultimo successo di Vasco Rossi, “Dannate nuvole”, che parla della vita come «valle di lacrime» dove «tutto si deve abbandonare» perché «niente dura» e «questo lo sai, però non ti ci abitui mai. Chissà perché?». Questa fragilità dell’esistenza, che davvero dura un soffio di vento e – dice la Bibbia – è come l’erba del campo («al mattino fiorisce e alla sera è falciata e dissecca»), è la vera grande domanda che grava su di noi. Più incombente di qualsiasi problema quotidiano. Perché è la domanda sul senso della vita. Ma noi solitamente facciamo spallucce e mettiamo la testa sotto la sabbia. C’è una scambio di battute, nel film “La grande bellezza”, che è un simbolo perfetto del nostro tempo vacuo e superficiale. «Come stai, caro?», chiede Jep Gambardella ad Andrea. E lui: «Male. Proust scrive che la morte potrebbe coglierci questo pomeriggio. Mette paura Proust. Non domani, non tra un anno, ma questo stesso pomeriggio, scrive». La replica di Jep è questa: «Vabbè, intanto adesso è sera, dunque il pomeriggio sarebbe comunque domani». È un cinismo compiaciuto che oggi è molto diffuso (ci si sente furbi e spiritosi a buttarla in battuta), ma che nasconde una disperata inermità. Del resto già Pascal diceva che gli uomini, non sapendo trovar rimedio alla morte, decisero, per rendersi felici, di non pensarci. Ma quale felicità? Quella del ballo sul Titanic? Più che una grande bellezza, una grande tristezza.   Leggi l'articolo integrale di Antonio Socci su Libero in edicola domenica 6 aprile  

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