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Il permesso di caccia al rinoceronte nero in Namibia è all'asta negli Usa

La denuncia dell'Anpana
domenica 19 gennaio 2014

2' di lettura

Roma, 13 gen. - (Adnkronos) - Per andare a caccia di rinoceronte nero in Namibia 'bastano' 350.000 dollari. A tanto un'associazione venatoria ha battuto all'asta a Dallas, in Texas, il permesso di uccidere uno di questi animali grazie alla proposta arrivata dallo stesso governo namibiano, scatenando polemiche e perplessità visto che di rinoceronti neri, al mondo, ne esistono meno di 5.000 esemplari. La specie è infatti classificata come "critically endangered" nella lista Iucn di animali da proteggere e tutelare. La denuncia di quanto accaduto nel corso dell'asta statunitense arriva dall'Anpana, associazione da tempo impegnata nel progetto "Angels for Africa" che ha scelto proprio il rinoceronte come animale simbolo della prevenzione al bracconaggio e della tutela delle specie a rischio estinzione in territorio africano. L'asta, fa sapere l'Associazione nazionale protezione animali natura ambiente, aveva come scopo "ufficiale" quello di raccogliere fondi da destinare proprio alla conservazione e alla prevenzione del bracconaggio ai rinoceronti. L'esemplare "sacrificabile" sarebbe un maschio "anziano, non riproduttivo e alquanto aggressivo", ma è pur sempre uno dei soli millesettecento esemplari che vivono in Namibia, uno dei cinquemila rinoceronti neri rimasti in tutta l'Africa. Uno di quelli che susciterebbero orrore se massacrati dai bracconieri per il valore del corno, venduto a 95.000 dollari al kg sui mercati neri di Vietnam e Cina. Utilizzare gli introiti della caccia per sostenere economicamente politiche ambientali e unità antibracconaggio è, fa sapere l'Anpana, una prassi ampiamente diffusa in Sudafrica, dove il Governo promuove attività quali il "canned hunting" (la caccia a leoni cresciuti in cattività riservata ai turisti). "E' improponibile il concetto di uccidere un rinoceronte per salvare altri rinoceronti - commenta Vincenzo D'Adamo, consigliere nazionale Anpana e responsabile del progetto Angels for Africa - Noi non crediamo sia coerente una politica simile. Crediamo che non ci siano vite sacrificabili, i bracconieri ne strappano già troppe alla nostra amata Africa senza che ci si mettano anche i cacciatori 'legali'".

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