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Dal Parlamento Europeo via libera al polline geneticamente modificato

430 voti a favore, 224 contrari e 19 astenuti
domenica 19 gennaio 2014

2' di lettura

Roma, 16 gen. (Adnkronos) - Miele cinese contaminato Ogm sulle tavole degli italiani, è questa la preoccupazione degli apicoltori italiani di fronte alla decisione dei parlamentari europei che ieri a Strasburgo hanno approvato a grande maggioranza (430 voti a favore, 224 contrari e 19 astenuti), un testo che rispecchia la decisione della Commissione Europea che si era espressa sulla non obbligatorietà di citare in etichetta l'eventuale presenza di polline Ogm nelle confezioni di miele consumato sul territorio della Comunità. Secondo la Commissione infatti, il polline come tale non va considerato come 'ingrediente' ma come 'componente naturale' del miele e per questo non soggetto alla indicazione Ogm. Il testo approvato dal Parlamento europeo, secondo la Coldiretti, apre la porta al rischio concreto che venga venduto sul mercato miele con polline Ogm che, essendo presente in concentrazioni inferiori allo 0,9%, non supera la soglia di sbarramento prevista dalla legislazione Eropea. Considerare il polline un 'componente naturale' e non un 'ingrediente' è, secondo la Coldiretti "un'interpretazione che non rispecchia la posizione proposta dalla Commissione Ambiente del Parlamento, in linea con la sentenza della Corte di giustizia, del 6 settembre 2011, secondo la quale il polline è un ingrediente del miele e quindi la presenza di ogm va indicata in etichetta. "Si tratta di un orientamento preoccupante perché -sottolinea la Coldiretti- la coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api. In Italia grazie all'azione della Coldiretti è vietato coltivare Ogm e di conseguenza non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l'etichettatura di origine obbligatoria. "Un discorso diverso vale per il miele importato in ingenti quantità da paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni biotech come la Cina. L'Italia -conclude la Coldiretti- importa oltre la metà del proprio fabbisogno con una produzione nazionale per un valore di circa 15 milioni di chili dei quali circa 2 milioni proprio dal gigante asiatico".

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