Roma, 16 gen. (Adnkronos) - "La crisi si sente anche nello spettacolo, la gente frequenta meno i teatri e, a volte, rinuncia ad andare ad ascoltare la musica, ma il jazz mantiene il suo pubblico. Uno zoccolo duro di appassionati, senza distinzioni di età, che segue i concerti, compra i dischi, legge le riviste di settore". Ad affermarlo all'Adnkronos è Enrico Rava, trombettista torinese e alfiere del jazz italiano nel mondo. Alle spalle un curriculum denso di collaborazioni, premi ed esibizioni dai palcoscenici internazionali, Rava si prepara in questi giorni al suo prossimo concerto, in programma sabato nella capitale, all'Auditorium della Conciliazione, nell'ambito della quarta edizione del festival 'LazioWave'. Ai romani proporrà 'Enrico RavaTribe', progetto che lo vede leader di un quintetto composto da musicisti di generazioni diverse: il pianista Giovanni Guidi, il trombonista Gianluca Petrella, il contrabassista Gabriele Evangelista e il batterista Fabrizio Sferra. "Nella musica -spiega Rava- non esiste il problema del dialogo tra generazioni. Quando si lavora insieme, contano soltanto la passione e l'amore per quanto si sta facendo. Suoniamo musica scritta da me, ormai ci conosciamo da molto tempo e siamo legati da una forte intesa". Sulla scena da metà degli anni Sessanta, Rava è stato ed è ancora protagonista di una lunga stagione del jazz italiano e internazionale. "Negli anni la maniera di fare musica non è cambiata -spiega- È invece molto cambiato il pubblico, sono cambiati i numeri. Negli anni Settanta partecipavano ai concerti jazz in moltissimi, giovani soprattutto. In una certa fase il pubblico del rock divenne anche il pubblico del jazz e a Umbria Jazz mi capitò di suonare davanti a 30-40mila persone. Poi il pubblico generalista, che va e viene, è iniziato a diminuire, ma ancora negli anni Novanta si contava sempre su teatri da tutto esaurito. Nemmeno oggi mi lamento, ma i tempi cambiano, cambiano i desideri". (segue)