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Ecco l'Ue che previene gli sprechi alimentari, obiettivo ridurli del 50% entro il 2025

domenica 19 gennaio 2014

3' di lettura

Roma, 17 gen. - (Adnkronos) - Supermercati e ristoranti che donano i prodotti invenduti alle strutture caritatevoli, food sharing di quartiere, campagne informative. Cittadini e amministrazioni europei sempre più sensibili al tema della prevenzione dei rifiuti, a partire da quelli alimentari. Le iniziative si moltiplicano e coinvolgono Comuni, privati, aziende e scuole con l'obiettivo di mettere in pratica la Risoluzione Ue contro lo spreco di cibo con l'obiettivo di ridurlo del 50% entro il 2025. Alcune di queste iniziative sono state selezionate nell'ambito del Premio Spreco Zero 2013. In Belgio, il Comune di Herstal ha introdotto una nuova norma che impone ai 12 supermercati della città di donare i prodotti invenduti ancora edibili alle associazioni di volontario che assistono le persone indigenti. La nuova norma vincola il rilascio o rinnovo del permesso ambientale alla donazione degli invenduti. La buona pratica è contagiosa, visto che altri comuni, come Namur, hanno deciso di seguire l'esempio. Lisbona si distingue per il progetto Re-Food per il quale centinaia di volontari girano in bici per ristoranti, negozi di alimentari, panetterie, salumerie, drogherie, supermercati ma anche case dei privati cittadini per recuperare il cibo in eccesso e distribuirlo poi alle associazioni che si occupano di assistenza ai poveri sul territorio. Nel quartiere di Nossa Senhora de Fàtima sono oltre 100 i locali che aderiscono e più di 300 i volontari; a Telheiras, 200 volontari e 150 negozi iscritti. Helsinky ha puntato invece sul food sharing di quartiere. Il quartiere è Roihuvuori, e qui gli abitanti della zona possono portare il cibo in eccesso o usufruire di quello a disposizione. Il progetto, unico al mondo, si chiama 'Saa syödä!' (letteralmente 'Licenza di mangiare') ed è stato messo a punto da alcune società private con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente. "Stop Wasting Food" è il principale movimento danese di consumatori impegnato contro lo spreco alimentare. A fronte di 2,15 miliardi di euro di cibo sprecato all'anno, questa organizzazione cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della riduzione dello spreco, realizzando campagne nelle scuole, conferenze pubbliche e seminari e, in collaborazione con noti chef danesi, ha realizzato una serie di ricettari (i Leftovers Cookbook) che spiegano come riutilizzare gli avanzi dei pasti per cucinare nuove pietanze. E in Italia? Anche qui le iniziative si moltiplicano, forti anche della crescente sensibilità rilevata negli ultimi sei mesi dall'Osservatorio Waste Watcher: i dati del 2013, registravano che il 45% degli italiani aveva sensibilmente diminuito lo spreco del cibo acquistato e poi sprecato rispetto al 2012, oggi quel dato è salito al 52%. In molti hanno messo in campo azioni per destinare il cibo invenduto in eccesso a mense, associazioni e realtà caritatevoli. Il Comune di Trieste mette in rete chi offre e riceve secondo il criterio della prossimità per favorire un recupero a "chilometro zero". Il Comune di Massarosa ha avviato il progetto "cibo salvato… cibo donato" nelle mense scolastiche comunali; il Comune di Genova il progetto "Pasto Buono" nato sull'onda della "legge del buon samaritano", che consiste nel recupero del cibo cucinato e rimasto invenduto nella ristorazione e distribuito alle strutture di carità. Il progetto è attivo anche a Roma e arriverà a breve anche a Firenze, Milano, Napoli e Palermo. Poi ci sono iniziative curiose, come quella della 'eco-vaschetta' nata a Rimini con l'obiettivo di creare un circuito di esercizi di ristorazione, in cui sia offerta e promossa ai clienti la possibilità di portare a casa, in modo sicuro e igienico, l'eventuale cibo avanzato dal pasto consumato. Esistono diverse iniziative similari in Italia e all'estero, come "Il Buono che avanza" a Milano; "Ri-Gustami a casa" nella Provincia autonoma di Trento e "Too good to waste" a Londra.

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