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**Banche & assicurazioni**

domenica 19 gennaio 2014

2' di lettura

Milano, 18 gen. - (Adnkronos) - Demonizzare le fondazioni bancarie? Sbagliato, "hanno assicurato continuità di governo alle banche, spesso mettendole al riparo da rischi di scalate, anche speculative". Parola di Claudio Cacciamani, professore di economia degli intermediari finanziari all'università di Parma. L'auspicio, precisa all'Adnkronos, è che queste arrivino a "condividere con gli azionisti di minoranza le linee di indirizzo strategico". Da Fondazione Monte dei Paschi a Fondazione Carige, il problema di "fenomeni perversi di legame con il territorio" è diventato di stretta attualità, ma ciò non toglie che "un efficace bilanciamento dei ruoli delle diverse tipologie di azionisti -prosegue l'economista- giovi a un sano sviluppo delle banche stesse". Uno sviluppo, quello delle banche italiane, frenato dalla necessità di alcuni istituti di procedere a una ricapitalizzazione in vista, quest'anno, degli stress test della Bce e che ha ridotto in maniera rilevante e progressiva gli impieghi. Una forma di 'protezione' da parte delle banche che, guardando al futuro, può incorrere comunque in qualche rischio. "Nel momento in cui l'economia non evolvesse positivamente in modo definitivo e le banche - spiega Cacciamani - continuassero nella loro attività di riduzione degli impieghi si assisterebbe a un processo creditizio involutivo, che non potrebbe che avere riflessi negativi innanzitutto sulle banche stesse". Intanto, a novembre, secondo i dati diffusi da Bankitalia, la contrazione dei prestiti alle società non finanziarie si è ampliata su base annua del 6%, dal già negativo 4,9% di ottobre. I prestiti al settore privato hanno registrato una contrazione del 4,3%. Una situazione che "può migliorare nel momento in cui ci fosse un incremento patrimoniale e una maggiore adozione di strumenti di mitigazione del rischio, quali i confidi, i fondi di garanzia e il mediocredito centrale", sottolinea l'economista. E le banche del futuro? Si salvano se "segmentano" maggiormente la clientela e i servizi. In più, "occorre che le banche utilizzino soggetti che non solo possano variabilizzare il costo, ma diano maggiore flessibilità di servizio al cliente". Ad esempio, "promotori finanziari e mediatori creditizi". (segue)

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