Già, chi comanda in Italia? Matteo Renzi s’illude di comandare, ma sino a oggi ha fatto soltanto il rottamatore. La rottamazione può anche essere un dato di carattere che con l’andar del tempo diventa una mania. Da bambino cominci a distruggere i giocattoli che non ti vanno più, invece di regalarli a un amico povero. Nella maturità, il piacere di spaccare tutto quello che ti disturba diventa un impulso che non puoi frenare. Per paura di cadere in uno stato d’angoscia che ti terrorizza. Renzi sembra avviato lungo questa strada. È un politico che non si accontenta del fucile, lui preferisce sparare con il bazooka. Lo sta facendo contro il governo Letta, creando un caso a metà tra la politologia e la psichiatria: quello di un premier e di un esecutivo messi al tappeto proprio dal segretario del partito che avrebbe il dovere di sostenerli tutti i giorni. Stupisce che il leader democratico si comporti come il più ossessivo dei suoi avversari: Beppe Grillo. Al duce delle Cinquestelle non interessa costruire una prospettiva di governo, un sistema di alleanze, un progetto per combattere la depressione economica. No, lui mira soltanto a demolire, mostrando la più stolta indifferenza alle conseguenze dei suoi atti. Sino a ieri Grillo non aveva imitatori. Poi sulla propria strada ha trovato Renzi. E non mi stupirei che, prima o poi, i due decidessero di mettersi insieme. Il Cav ha capito Rottamare non vuol dire governare, questo lo capisce anche l’italiano più distratto. Tuttavia le conseguenze di questa vocazione esistenziale vanno a colpire il lavoro di chi ha accettato il peso terribile di mantenere sulla strada giusta una repubblica difficile come la nostra. Ogni mattina i quotidiani ci presentano un bollettino di guerra. Il governo Letta sta per cadere. Cadrà stasera o fra un giorno. Dopo di lui, forse verranno le elezioni anticipate. Del resto, questo vogliono i due impresentabili alleati delle ultime ore: Renzi e Berlusconi. Chi ha capito tutto del Rottamatore è proprio il Cavaliere. Sarà pure bollito e diventato incandidabile. E prima o poi, i magistrati gli presenteranno il conto da pagare: un anno di lavori socialmente utili o un anno di arresti domiciliari. Ma nonostante il suo pessimo futuro di condannato in via definitiva, Berlusconi non ha perso il gusto dei colpi di scena. Con il suo sorriso da vecchia volpe che possiede ancora molte carte da giocare, ieri si è presentato nel santuario del partito avversario, accolto dal leader democratico come l’interlocutore indispensabile per varare la nuova legge elettorale. Ripetiamo tutti che viviamo nella società dell’immagine, dove quel che appare in tivù conta più di cento buone cose fatte. La sequenza televisiva del Berlusca che s’inoltra nel tempio del Partito democratico, riverito dal Rottamatore, resterà nell’album di una casta politica che ha perso del tutto la trebisonda. In fondo era logico, per non dire fatale, che il capo del Forzismo e il leader del Renzismo trovassero un’intesa cordiale. A parte loro due, soltanto Giorgio Napolitano ed Enrico Letta possiedono ancora l’autorità per tentar di comandare. Dal mio osservatorio di rubrichista della domenica vedo che la politica italiana sta alla canna del gas. E siccome il diavolo si nasconde nei dettagli, certi particolari mi sembrano rivelatori di un’agonia inarrestabile. C’è il deputato leghista che, nell’aula di Montecitorio, si tinge il volto di nero per dire che la negritudine avanza e conviene di più essere dei maledetti africani piuttosto che bianchi. C’è il linguaggio che diventa sempre più volgare. Velina, rotto in culo, faccia di merda, ebreo del cazzo. Non sono escluse le botte, gli sputi, gli schiaffi. Odio e fanatismo In realtà, i cosiddetti padri della patria non fanno che mimare l’odio che si respira in molte regioni del Paese. Le fasi di grande crisi economica generano sempre fenomeni violenti. Non mi stupiscono, né mi allarmano, i cortei di quanti hanno perso il lavoro o temono di perderlo. I gesti di disperazione suicida di chi si toglie la vita, perché vede svanire tutto ciò che ha costruito, mi addolorano molto. Ma in tanti anni di lavoro da cronista mi è capitato già di narrare casi strazianti come quelli che accadono oggi. Invece mi sembra inaccettabile la rabbia fanatica dei gruppi antagonisti, soprattutto della sinistra balorda, che si muovono come se fossero i padroni dell’Italia. Devo ricordare qualche esempio? Le bombe molotov e le minacce a un parlamentare del Pd che ritiene necessari i lavori della Tav in val di Susa. Il caso di un bravo giornalista della Stampa che viene pedinato e fotografato per mesi dagli attivisti No-Tav. L’aggressione a un docente dell’Università di Bologna attuata da una banda di violenti che invadono il suo studio e cercano di appendergli al collo un cartello infame. Sono tutti segnali cupi che, alla fine degli anni Sessanta, avevo visto e raccontato insieme a tanti giornalisti della mia generazione. Alcuni tra noi, cronisti dimezzati perché militanti di sinistra, non volevano rendersi conto che si trattava di avvisi premonitori di quanto stava per accadere. Poi emerse il terrorismo brigatista che infuriò per quasi vent’anni, lasciandosi alle spalle tantissimi morti e feriti. Pericolo deflazione Oggi non sappiamo se in questo 2014 ci troveremo a fronteggiare un nuovo terrorismo omicida. Ma di certo corriamo un rischio che per certi aspetti è assai più grande. L’Italia è ancora in recessione e si trova di fronte un nuovo pericolo: la deflazione. È una malattia che vede crollare i prezzi e il reddito di molte famiglie. Nessuno compra più niente, i negozi chiudono, le imprese riducono la produzione e licenziano. Con questi chiari di luna, che cosa fanno i due soci del momento, il Cavaliere disarcionato, rimasto senza seggio in Parlamento, e il Rottamatore che si sente già padrone del suo partito e spera di diventarlo anche dell’Italia? Il loro disegno, per niente segreto, è di far cadere il governo Letta-Alfano e costringere il presidente della Repubblica a indire nuove elezioni. Il Bestiario si augura che vadano incontro a un fallimento grottesco. Ma se riusciranno nel loro intento, devono sapere che mettono a rischio la sorte del Paese, condannato a un salto nel buio che potrebbe riportarci al momento più torbido del 2011. Quando l’ennesimo governo Berlusconi, senza più maggioranza, fu costretto a gettare la spugna. Lasciando il posto al governo tecnico di Mario Monti e poi all’esecutivo delle larghe intese guidato da Letta. Costretti a muoversi sotto l’attenzione occhiuta dell’Europa. Nessuno può sapere che cosa accadrà. E credo che neppure il Cavaliere e il Rottamatore lo sappiano. Siamo di fronte a un’accoppiata che procede imperterrita nella propria corsa, convinta di essere tanto forte da poter giocare con il futuro del Paese. Ma entrambi hanno l’obbligo di stare molto attenti. E temere l’ira dei calmi, ossia degli italiani che non vogliono veder andare in fumo le poche speranze che posseggono ancora. Se dalle loro manovre verrà fuori un disastro, devono sapere che niente gli verrà perdonato. Saranno ritenuti dei nemici da abbattere a tutti i costi. E non escludo che le loro facce, quella incartapecorita di Silvio e quella paffuta da bambino furbastro di Matteo, finiscano su dei manifesti attaccati sui muri d’Italia. Con la scritta «Wanted», ricercato. di Giampaolo Pansa