(Adnkronos) - I risultati di queste indagini, già presentati alla comunità scientifica con convegni e pubblicazioni, vengono ora proposti ad un più vasto pubblico. La ricca documentazione archeologica che da tempo si possiede su Bologna di età villanoviana e orientalizzante è costituita soprattutto da migliaia di corredi tombali, parte dei quali esposti al Museo Civico Archeologico di Bologna. Ma se questi materiali consentono di ricostruire l'evoluzione culturale, sociale ed economica della primitiva comunità felsinea, molto meno chiara è invece l'articolazione spaziale e strutturale del centro abitato, abitualmente definito come un grande agglomerato di capanne di tipo 'protourbano'. Gli scavi più recenti hanno finalmente restituito un'immagine diversa e più precisa dell'organizzazione dell'abitato, decisamente evoluta e articolata, con infrastrutture e complessi pubblici di grande impegno costruttivo che Ortalli non esita a definire 'monumentali' nonostante l'utilizzo di materiale ligneo che, per l'intrinseca deperibilità, ha lasciato scarsissime tracce sul terreno. Il quadro emerso dalle ricerche inserisce ora la prima Felsina nel novero di quei grandi centri, quali Roma e Tarquinia, che durante l'VIII secolo a.C. contribuirono alla nascita della città in Italia.