(Adnkronos) - La storia di Haamid è comune a tanti altri piccoli profughi: è il maggiore di cinque fratelli, in casa nessuno ha un lavoro fisso e lui sa che cercare un lavoro è il suo primo dovere. Anche se fin dal primo giorno ha chiesto ai suoi ospiti è di poter studiare: ha voglia di imparare l'italiano. I Vinci hanno lavorato non poco per far sentire a casa il ragazzo. "Ci ha messo una settimana per convincersi a tirar fuori la roba da una borsa che non perdeva mai di vista. E contrariamente alle nostre aspettative -raccontano- Haamid mangia pochissimo. Abbiamo come l'impressione che pratichi una sorta di solidarietà con la sua famiglia, che di cibo ne ha poco. E poi è educato e profondamente rispettoso. Ma certo la sua presenza richiede un nuovo equilibrio all'interno della famiglia". Sulla scelta di eleggere i coniugi Vinci la famiglia dell'anno, commenta Marco Griffini, presidente di Ai.Bi.: "Il più grande atto di giustizia che una persona possa compiere nella sua vita è accogliere un minore in difficoltà. Questi giovani così innamorati hanno adottato un bimbo e con slancio si sono imbarcati in un nuovo progetto di accoglienza. Sono l'Italia migliore, quella che l'integrazione interculturale e interetnica la fa senza proclami, giorno per giorno, dentro casa. Le famiglie di Ai.Bi. sono ambasciatrici di pace che costruiscono una società dell'accoglienza a partire dalla pratica, dalla "normale" e straordinaria vita domestica. E i Vinci sono per noi l'esempio più bello". Alla famiglia sarà inviata in omaggio un'icona in lamina d'oro realizzata a mano dalla suore Benedettine del monastero Mater Ecclesiae di San Giulio, isola circondata dalle acque del lago d'Orta (No).