(Adnkronos) - "Il mio comportamento dopo la scoperta dell'omicidio - scriveva ancora Amanda nella lettera inviata alla Corte di Firenze - indica la mia innocenza. Non sono scappata dall'Italia mentre ne avevo l'opportunità. Sono rimasta a Perugia e rispondevo alla chiamata della polizia per più di 50 ore in quattro giorni, convinta di poterli aiutare a trovare il colpevole. Mai avrei pensato che avrebbero usato la mia ingenua spontaneità per supportare i loro sospetti". "Non ho nascosto i miei sentimenti: quando avevo bisogno di conforto Raffaele mi abbracciava". "Entrando in questura - spiegava Knox - non avevo nessuna coscienza della mia posizione legale. Ventenne e sola in un paese straniero". Amanda aveva elencato anche gli aggettivi con cui è stata chiamata durante i processi: " in aula sono stata chiamata niente meno che : Furba, manipolatrice, gatta morta, incapace, falsa, adultera, drogata, mischia esplosiva di droga e sesso, assassina, demone, calunniatrice, depravata, promiscua, lupo travestita da pecora'. Immaginate - esorta Knox - un simile abuso ingiusto e maligno perpetrato contro voi stessi o contro vostra figlia ventenne". "Gli investigatori mi hanno fatto firmare una 'confessione' falsa che era priva di senso e non avrebbe dovuto essere considerata una prova legittima. In questa dichiarazione frammentata, gli investigatori hanno identificato Patrick Lumumba come l'assassino perche avevano scambiato degli Sms. Ero innocente e non ho mai previsto di dover subire una tortura psicologica - aggiungeva Knox -. Ero interrogata in una lingua che conoscevo appena e senza un difensore. Mi hanno mentito, urlato, minacciato, dato due scappellotti sulla testa. Mi hanno detto che avevo constatato l'uccisione di Meredith e che soffrivo di amnesia . Mi hanno detto che non avrei mai più rivisto la mia famiglia se non riuscivo a ricordare cosa fosse successo a Meredith. Dobbiamo riconoscere che una persona può essere portata a confessare perché torturata psicologicamente".(segue)