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Teatro: 'Il tormento e l'estasi di Steve Jobs' al Comunale di Monfalcone

domenica 12 gennaio 2014

2' di lettura

Roma, 9 gen. (Adnkronos) - La stagione di prosa del Teatro Comunale di Monfalcone (Gorizia) propone, martedì 14 e mercoledì 15 gennaio, alle ore 20,45, 'Il tormento e l'estasi di Steve Jobs' del drammaturgo americano Mike Daisey, lucido ritratto, fra luci ed ombre, di Steve Jobs, vera e propria icona del XXI secolo. Prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, lo spettacolo è tratto dal testo di Daisey 'The Agony and Ecstasy of Steve Jobs', con traduzione e adattamento di Enrico Luttmann, ed è affidato alla regia di Giampiero Solari. A Fulvio Falzarano, carismatico protagonista, il compito di dare corpo alle riflessioni e alle denunce di Daisey. Dopo le repliche monfalconesi, lo spettacolo farà tappa in altri tre teatri del circuito dell'Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (il 16 gennaio a Maniago, il 17 a Cividale del Friuli e il 18 gennaio a Colugna di Tavagnacco), per poi riprendere la tournée nazionale che toccherà anche Roma e Milano. Convinto "seguace del culto di Mac", nel testo Daisey ripercorre i traguardi della Apple e di Jobs, l'uomo il cui ingegno ha cambiato il mondo: Nessuno, nella nostra civiltà, è rimasto escluso dall'estetica e dagli agi della sua tecnologia e la sua utopia è stata determinante nell'immaginario collettivo; basta pensare al celebre discorso agli allievi della Stanford University, "siate affamati. Siate folli", all'esortazione a non omologarsi, ad osare, che dal 2005 continua a rimbalzare sul web. Come sempre accade per figure tanto straordinarie, anche quella di Jobs, e ancor più della sua Apple, presenta però dei lati oscuri e Mike Daisey li evidenzia in un testo dinamico e acutamente critico: Nella sua indagine, all'ammirazione per Jobs e le sue creazioni ("Steve è stato bravissimo, ci ha costretto ad aver bisogno di cose che non sospettavamo nemmeno di volere") si intreccia la Cina di Shenzen dove l'assemblaggio dei nostri preziosi computer avviene, denuncia l'autore, in fabbriche dove non esistono tutele e diritti. Il regista e l'attore hanno lavorato proprio sull'equilibrio, non scontato, fra la condivisibile ammirazione per Jobs e la necessità di conoscerne anche i lati più discutibili: "Il teatro non giudica -sottolinea Solari- ma offre sulla realtà un diverso, importante punto di vista".

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