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Libri: mostra per 250 anni da pubblicazione dei 'Delitti e delle pene' (2)

domenica 11 maggio 2014

2' di lettura

(Adnkronos) - Prima sezione. La sezione filosofica presenta una prima parte volta ad illustrare il contesto internazionale con alcune delle opere dei maggiori philosophes del tempo che ispirarono Cesare Beccaria con i loro ideali di eguaglianza e libertà. In esposizione le Lettres persanes e L'esprit des loix di Montesquie; la Storia naturale di Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon ; le Lettres diverses, Du contract social e i Discours sur l'origine e les fondamens de l'inegalite di J.J. Rousseau; il Dictionnaire philosopique e Le Philosophe ignorant di Voltaire; e le Collection complette des oeuvres philosophique di Diderot. Nella seconda parte della sezione si chiarisce il contesto italiano, e in particolar modo lombardo, nel quale videro la luce le opere del Beccaria e quelle dei suoi contemporanei che tanto desideravano il progresso e l'emancipazione dell'uomo dall'ignoranza e dalla superstizione: Il Caffe; le Ricerche intorno alla natura dello stile e le Opere diverse del Marchese Cesare Beccaria; e i Discorsi e le Opere filosofiche di Pietro Verri. La seconda sezione è dedicata all'opera princeps di Beccaria e mette in mostra alcune delle edizioni possedute dalla Biblioteca Labronica stampate a Livorno, anche con false indicazioni tipografiche: Harlem 1766, Lausanna 1769, Londra 1774, Livorno 1834, mostrando il successo, la fama e la fortuna che il Dei delitti e delle pene ottenne sin dalle prime edizioni; il Commentario di Voltaire e le Lettere manoscritte di Pietro Verri a Giuseppe Aubert ne incrementano la testimonianza. Non manca la posizione ufficiale della Chiesa che mostra la sua avversione al progresso e alla libertà di pensiero, con l'inserimento dell'opera nell'Index librorum Prohibitorum e con il Commentario filologico-critico dell'abate Malanima. La sezione si conclude con un esemplare del bando pubblicato a Firenze da Cambiagi nel 1786 nel quale il granduca illuminato Pietro Leopoldo sancisce il 30 novembre l'abolizione della pena di morte nel Granducato di Toscana. (segue)

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