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Libri: Gratteri racconta 'Male lingue', vecchi e nuovi codici delle mafie (2)

domenica 11 maggio 2014

1' di lettura

(Adnkronos) - "Il codice -spiegano le pagine di 'Male lingue'- è un oggetto culturale che risponde a due principali istanze: da un lato, la necessità di stabilire regole certe, di identificare un organigramma gerarchico, di amministrare i proventi delle proprie attività e di comminare sanzioni; dall'altro, l'esigenza di utilizzare statuti e codici per unire e identificare gli associati". Il cerimoniale, le norme dei Codici, i miti fondativi, più che elementi inventati o ideati autonomamente da esponenti della malavita calabrese, sembrano costituire un'operazione di condivisione. Simili aspetti contribuiscono a creare quello che, sulla scorta di quanto avviene per il linguaggio, si puo' definire 'nucleo normativo comune'. A partire dalla stesura dello Statuto della Bella Società Riformata, di cui si ha notizia già nel 1820, nelle carceri dell'ex Regno delle Due Sicilie, si diffonde l'uso di utilizzare e applicare un insieme di norme e rituali, specialmente a opera di detenuti prevalentemente di origine napoletana. Per gli autori del saggio, "tra le tre principali organizzazioni criminali italiane, quella che mostra di essere più fedele alla tradizione è la 'ndrangheta che, ancora oggi, osserva le norme mutuate dalla Bella Società Riformata nelle carceri borboniche". Della malavita barese di fine Ottocento non è rimasto nulla. Altre forme di associazione criminale hanno preso piede negli anni Ottanta e Novanta del Novecento grazie all'influenza della 'ndrangheta e della camorra. (segue)

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