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Musica, Paola Turci pubblica un album antologia: "Oggi non ho più paura di mostrare le cicatrici"

di Giovanni Ruggiero domenica 26 aprile 2015

2' di lettura

Nella vita arriva sempre un momento nel quale sei costretto a fare i conti con il passato. A quel punto o te lo metti in tasca, il passato, e lo conservi come un periodo felice. Oppure decidi di risciacquare tutto quello che ti è successo per dare un’altra forma a stagioni che non ti sono poi piaciute così tanto. Per una donna, i 50 anni possono essere il giusto crocevia per fare un bilancio netto e, all’occorrenza, decidere come procedere. A viso scoperto. Paola Turci, oltrepassato appunto la boa del mezzo secolo, ha deciso di mettersi allo specchio nel modo a lei più naturale: ha inciso un disco autobiografico dal titolo analitico (Io sono, Warner) e ci ha infilato dentro dodici sue hit, radicalmente riarrangiate, e tre inediti: quello che dà il titolo all'album, Questa non è una canzone e Quante vite viviamo. La cover del cd è lo specchio della Turci oggi: un primo piano sul suo bel viso, con annessa la cicatrice, retaggio di un terribile incidente stradale. Ora non più nascosta dai capelli ma messa in bella evidenza. Lei ci spiega il perché con la ben nota voce, profonda e sensuale. Nella cover c’è la cicatrice quasi in primo piano: perché? «Dopo l'incidente ho fatto molta fatica ad accettare il mio viso. Mi sentivo privata della normalità, nascondevo quel difetto. Oggi no. Ho voluto mostrare il volto senza più paure». Prima non se la sentiva proprio? «No, ero prigioniera di questa cicatrice. Il ritratto che mi ha fatto Ilaria Magliocchetti per la copertina è forte. Ma racconta bene me e il disco». Cosa l’ha spinta ad uscire allo scoperto? «Ho voluto superare vecchi timori e sentimenti che celavo fin dall’adolescenza, quando ridevo poco. Roba che influenzava il mio modo di cantare». Il disco nasce da questa voglia di rinascita? «No. Nasce da una necessità personale e artistica: ripercorrere il mio itinerario musicale in modo antologico. Dentro ci sono brani classici ma anche altri meno noti». Nel singolo Io sono che Paola Turci emerge? «Una donna di 50 anni che si è messa d’impegno per essere felice e si sente più leggera e giovane di prima. Una che se ne frega se sbaglia». Mai ascoltato brani così autobiografici nei suoi dischi… «In realtà emerge la mia naturale visione della vita. Una grossa mano me l’ha data musicalmente Federico Dragogna, un giovane produttore che ha dato vestiti moderni alle vecchie canzoni». Fa effetto sentire Bambini o Volo così, Ti amerò lo stesso o Stato di calma apparente, con arrangiamenti così diversi. «Non ne potevo più di sentire questi brani con arrangiamenti anni ’90». E nel futuro? «Un bel tour nei teatri per far ascoltare le canzoni con lo spirito del 2015. E dei miei 50 anni». Leonardo Iannacci

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