Roma, 4 feb. - (Adnkronos) - Volontari che organizzano raccolte, supermercati che donano alimenti non venduti, ristoranti che scendono in campo contro lo spreco alimentare. In Italia aumenta la sensibilità sul tema e si moltiplicano le iniziative per trasformare un possibile rifiuto in un bene da consumare. Da Trieste a Palermo. A muovere queste iniziative, i 1.500 kg di generi alimentari commestibili invenduti che un ipermercato di medie dimensioni getta via ogni anno, quantità equivalente a circa 500 pasti giornalieri, e i 100 i kg annuali per singola attività commerciale, come bar e piccole tavole calde. Sono i numeri citati dalla fondazione d'impresa Qui Foundation che ha dato vita all'iniziativa "Pasto Buono", lanciata per la prima volta a Genova nel 2007 insieme a realtà del mondo non profit, oggi attiva anche a Roma e presto anche a Firenze, Milano, Napoli e Palermo. Nel 2013 Pasto Buono ha recuperato e donato quasi 100mila pasti ed è stato calcolato che, se tutti i pubblici esercizi (350mila in Italia) donassero a fine giornata il cibo invenduto, con una media di 22 pasti invenduti al giorno (fra self-service, gastronomie e bar), si potrebbero donare oltre 7 milioni di pasti al dì. Ogni giorno i volontari delle Onlus con cui collabora Pasto Buono a Genova e Roma ritirano il cibo sano e invenduto per distribuirlo alle mense dei bisognosi facendo sì che gli sprechi siano trasformati in risorse a favore di molti. Anche il Comune di Trieste si è attivato mettendo in rete chi offre e riceve secondo il criterio della prossimità per favorire un recupero a "chilometro zero", mentre il Comune di Massarosa ha avviato il progetto "Cibo salvato… cibo donato" nelle mense scolastiche comunali che recupera il cibo non sporzionato per ridistribuirlo alle famiglie bisognose grazie ai volontari e ai centri di ascolto presenti sul territorio. A monte, poi, nelle mense scolastiche si prediligono i prodotti di stagione e, grazie ad un accordo sottoscritto dal Comune di Massarosa con Cia e Coldiretti, i prodotti locali. Poi ci sono iniziative curiose, come quella della 'eco-vaschetta' nata a Rimini con l'obiettivo di creare un circuito di esercizi di ristorazione, in cui sia offerta e promossa la possibilità di portare a casa l'eventuale cibo avanzato dal pasto. L'obiettivo è quello di "sostenere e diffondere la cultura della lotta agli sprechi, ufficializzando e promuovendo una prassi spesso già in essere, facendola diventare un semplice gesto, alla moda, vantaggioso per tutti, dal grande valore sia ambientale che etico", si legge nel progetto promosso dall'assessorato all'Ambiente della Provincia di Rimini. Esistono diverse iniziative similari, come "Il Buono che avanza" a Milano, prima rete di ristoranti ad "avanzi zero" nata da un'iniziativa di Cena dell'Amicizia Onlus. I ristoranti che aderiscono, propongono ai propri clienti di portar via, in un doggy bag, il cibo e il vino avanzati e li informano sul valore sociale di questa scelta. L'associazione fornisce su richiesta ai ristoranti i materiali di comunicazione e il sacchetto con cui i clienti possono portare via gli alimenti avanzati per portarli a casa. Chi non riesce a finire il pasto o il vino e vuole portarlo a casa, può essere sicuro che la sua richiesta non sarà considerata solo legittima ma addirittura gradita. Stesso principio per "Ri-Gustami a casa" nella Provincia autonoma di Trento. Anche in questo caso si utilizza una eco-vaschetta, realizzata con carta proveniente da foreste certificate Fsc e compostabile, per permettere ai clienti ci portare a casa il cibo non consumato a tavola.