Roma, 7 feb. (Adnkronos) - Dal 16 febbraio al 15 giugno prossimo al Museo d'Arte della Città di Ravenna 'L'incanto dell'affresco. Capolavori strappati da Pompei a Giotto, da Correggio a Tiepolo', un progetto espositivo realizzato grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna. La mostra, che raccoglie una selezione di 110 opere, curata da Claudio Spadoni, e da Luca Ciancabilla, si divide in sei sezioni, ordinate secondo un indirizzo storico-cronologico: dai primi masselli cinque-seicenteschi, ai trasporti settecenteschi, compresi quelli provenienti da Pompei ed Ercolano, agli strappi ottocenteschi, fino alle sinopie staccate negli anni Settanta del Novecento. Più di mezzo secolo or sono Roberto Longhi, anche sull'onda del successo della prima 'Mostra di affreschi staccati' che si tenne al forte Belvedere di Firenze (1957), avvertì molto tempestivamente la necessità di allestire un'esposizione che potesse ripercorrere la secolare storia e fortuna della pratica del distacco delle pitture murali. Che era anche una storia del gusto, del collezionismo, del restauro e della tutela di quella parte fondamentale dell'antico patrimonio pittorico italiano. Risalgono ai tempi di Vitruvio e di Plinio le prime operazioni di distacco, secondo una tecnica che prevedeva la rimozione delle opere insieme a tutto l'intonaco e il muro che le ospitava. Il cosiddetto "massello", che favorì il trasporto a Roma di dipinti provenienti dalle terre conquistate, altrimenti inamovibili, dopo secoli di oblio trovò nuova fortuna a partire dal Rinascimento - nel nord come nel centro della Penisola - favorendo la conservazione per i posteri di porzioni di affreschi che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre. Così, in un arco temporale compreso fra il XVI e il XVIII secolo, vennero traslate la Maddalena piangente di Ercole de Roberti della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Il gruppo di angioletti di Melozzo da Forli dei Musei Vaticani, La Madonna delle Mani del Pinturicchio: opere presenti in questa mostra.