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Musei: Archeologi Medievisti, no a chiusura Museo Nazionale dell'Alto Medioevo

domenica 9 febbraio 2014

2' di lettura

Roma, 8 feb. - (Adnkronos) - La Società degli Archeologi Medievisti Italiani (Sami) esprime, in una nota, "profonda preoccupazione per le notizie circolate in questi giorni sulla possibile chiusura del Museo Nazionale dell'Alto Medioevo di Roma presso il Palazzo delle Scienze al quartiere dell'EUR", sottolineando che "il museo, aperto nel 1967, espone una straordinaria collezione di reperti e contesti di grandissimo interesse: basti pensare ai meravigliosi rivestimenti marmorei di una ricca domus di Ostia, ai corredi delle necropoli longobarde di Nocera Umbra e Castel Trosino (VI-VII secolo), ai rilievi marmorei di alcune chiese di età carolingia (IX-X secolo), o alla preziosa collezione di tessuti copti (III-X secolo)". "Chiediamo pertanto -proseguono gli archeologi medievisti- che si rinunci ad impoverire il patrimonio museale romano e italiano. Le ricadute che un museo, un archivio o una biblioteca possono avere sono diverse e ben più 'remunerative' rispetto a una malintesa visione mercantilistica del bene culturale; i vantaggi di un museo sono anche e soprattutto in termini di crescita culturale, di miglioramento del benessere e della qualità della vita. L'eventuale soluzione che si paventa, cioè il possibile trasferimento delle collezioni al prospiscente Museo Nazionale Preistorico Etnografico 'Luigi Pigorini', non soddisfa; pare penalizzante anche per quest'ultimo, snaturandone storia e attuale configurazione". "Sorprende che, di fronte all'impossibilità di mantenere in vita il Museo dell'Alto Medioevo, non si sia pensato caso mai ad impostare un opportuno progetto scientifico per un grande percorso conoscitivo in una realtà specifica come quella del Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi. Qui infatti vengono illustrate le trasformazioni della città tra l'età tardoantica e l' altomedioevo (V-IX secolo); inoltre il grande deposito di scarti relativi alla produzione di oggetti di lusso per l'abbigliamento e l'ornamento, da tempo, sono stati riconosciuto come pertinenti ad un'officina che forniva probabilmente anche i longobardi di Nocera Umbra e Castel Trosino. Nella speranza di un pronto cambiamento di strategia ci domandiamo quanti altri musei, a ricaduta, subiranno lo stesso destino di fronte a politiche del genere?", concludono gli archeologi medievisti italiani.

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