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Arte: Roma, l'israeliano Tsibi Geva in mostra al Macro (2)

domenica 25 maggio 2014

2' di lettura

(Adnkronos) - La mostra è costruita come un'enorme installazione in cui i lavori si inseriscono in relazione e reazione all'architettura e all'accumulo di memorie. Lungo una parete dello spazio espositivo si stagliano grandi inferriate tridimensionali della serie Lattices. Questo gruppo di sculture fa riferimento ai modelli e agli schemi tipici del tardo modernismo e dell'epoca post moderna, come anche alle versioni popolari e alla cultura di strada improvvisata caratteristica dell'urbanesimo israeliano. Le inferriate s'intersecano, riecheggiano i dipinti murali, i graffiti recanti il motivo della keffiyah o della barriera, centrali in tutta la poetica di Geva, rivelando un'indagine sulle forme e le strutture di base della coscienza: frontiere, blocchi, carcerazioni. Come spiega Giorgia Calò, "Geva lavora sugli interstizi, su quegli spazi significativi, fisici e mentali, che se per certi aspetti sono volti a creare una relazione e un dialogo, per altri ne marcano la distanza". Anche le opere precedenti presenti nella mostra, risalenti agli anni Ottanta, possono fornire chiavi concettuali per questo mondo d'immagini e per il costante interesse nei confronti dei simboli identitari e dei conflitti culturali, a partire dalle parole, in ebraico e in arabo, che compaiono spesso nei dipinti. La collocazione spaziale e l'ambiente mentale costruiti da Geva 'aggrediscono' il visitatore e provocano il suo coinvolgimento emotivo portandone a galla le ansie ed esprimendo una visione del mondo dura, dilaniata, sconcertante e piena di dubbi. Tsibi Geva, nato nel 1951 nel Kibbutz Ein Shemer, in Israele, vive e lavora tra Tel Aviv e New York. Figlio di uno dei maggiori esponenti del Bauhaus israeliano, Geva è un artista completo: dipinge, scolpisce e disegna. Interprete raffinato e dal forte tratto espressionista, dalla fine degli anni Settanta presenta una sua personale riflessione sulla cultura, la politica, la filosofia e la mistica, ponendo al centro del suo lavoro l'esplorazione della propria identità e quella del suo paese. Ha partecipato a numerose mostre collettive e ad ha vuto altrettante personali in tutto il mondo. Attualmente è professore e direttore del programma di studi di arte del Beit Berl College School of Art, e insegna all'università delle Belle Arti di Haifa, che, grazie alla folta presenza di studenti arabi e israeliani, è caratterizzata da una forte matrice pluralista e multiculturale. Ha vinto numerosi premi tra cui "The Sandberg Prize" (1997), "Jerusalem and the Pondick Prize" (2004) e "Lifetime Achievement Awarded" (2010).

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