Roma, 18 mar. - (Adnkronos) - "Nei furti perpetrati nelle aree archeologiche, a Pompei come altrove, quando la refurtiva è di piccole dimensioni, si può anche pensare al comportamento 'incivile' di un visitatore qualsiasi ma in questo caso più fattori fanno immaginare che il furto possa essere stato eseguito su commissione: l'area è chiusa ai visitatori, il pezzo è stato 'tagliato', difficile che un turista potesse entrare in quella domus e avesse a disposizione i mezzi necessari al furto". A ipotizzare così il furto su commissione del frammento di affresco dalla Domus di Nettuno è, conversando con l'AdnKronos, il titolare della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, Alessandro Pennasilico, nella cui competenza territoriale ricadono appunto gli Scavi di Pompei. Per il Procuratore "il primo passo è ora riuscire a determinare con precisione il momento nel quale il furto è stato compiuto". Una data precisa aiuterebbe anche a utilizzare il meglio possibile quanto può essere recuperato dai filmati di video sorveglianza: "E' vero che l'area in senso stretto non è coperta dalla video sorveglianza ma ci sono comunque delle possibilità da sfruttare", sottolinea Pennasilico. La vicenda dell'affresco rientra in quello che il Procuratore definisce "un flusso quasi quotidiano di 'notizie' che affluiscono alla Procura dagli Scavi di Pompei, sui fronti più svariati: dai problemi statici dell'area, all'uso delle risorse pubbliche nella stessa, dai danni al patrimonio a vicende 'commerciali' che sono connesse agli scavi". (segue)