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Sicilia: riforma bicameralismo, Presidente Ars incontra Errani

domenica 23 marzo 2014

2' di lettura

Palermo, 19 mar.- (Adnkronos) - Le proposte di riforma del bicameralismo e del titolo V della Costituzione sono state oggi al centro dell'incontro del Presidente dell'Assemblea regionale siciliana Giovanni Ardizzone con il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Vasco Errani, insieme con i presidenti delle Regioni e i componenti dei consigli regionali. "La mia personale idea - dice il Presidente Ardizzone - e' quella di affidare la materia della legislazione concorrente al Senato delle autonomie e delle regioni, che non sia pero' un nuovo Cnel, non avrebbe senso metterci dentro i sindaci e i delegati delle regioni, senza arte nè parte. Per superare il bicameralismo e le storture del titolo V della costituzione dobbiamo affidare alle regioni un ruolo legislativo significativo". Il presidente dell'Ars ha illustrato alla Conferenza delle Regioni un documento di riforma che sarà trattato in aula a Sala d'Ercole il prossimo 2 aprile nel corso di una seduta straordinaria, proprio come faranno i Consigli delle altre regioni italiane, chiamati a riunirsi lo stesso giorno per esprimere un loro giudizio sull'ipotesi di riforma del titolo quinto della costituzione, in particolare sull'ipotesi del nuovo senato. "C'è in questo momento un attacco concentrico verso il sistema regioni - dice Ardizzone prima di partire per Roma - ma la verità non sta sempre da una parte. Le regioni intendono esercitare un loro ruolo". La riforma del titolo V della Costituzione si intreccia con un'altra importante questione, l'abolizione dell'articolo 36 dello Statuto siciliano, in base al quale le risorse derivanti dalla produzione industriale vanno allo Stato italiano e non alla Regione siciliana. "Chiediamo la soppressione dell'articolo 36 dello Statuto siciliano - dice Ardizzone - una difficile battaglia per la quale ho chiesto sostegno al presidente del Senato e alla deputazione siciliana al parlamento nazionale. Il fondo di solidarietà previsto con l'art. 38 ella costituzione per colmare il gap infrastrutturale che c'era fra Sicilia e resto d'Italia, i 97 miliardi degli anni 50 sono diventati 20 milioni di euro che non sono nulla se li confrontiamo con le risorse che ci darebbe l'abolizione dell'articolo 36 dello Statuto". (Segue)

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