(Adnkronos) - Per l'Ucpi la verità è che lo strumento mediatico, "in auge nelle indagini preliminari, diventa inevitabilmente di uso comune anche nelle lotte intestine. Allo stesso modo, a ben pensarci, del ricorso all'arma giudiziaria, avvenuto in recenti contrapposizioni tra diverse Procure, ma almeno finora risparmiato a Milano". Nulla di nuovo sotto il sole: il passato, aggiungono i penalisti, ha visto storie di 'corvi', connaturate "ai luoghi di potere, e nelle Procure della Repubblica si esercita quello vero. Infatti, è lì che si decide, senza cambiare i codici, quale reato verrà perseguito e quale no. E' lì che si intercetta anche fuori dal consentito, iscrivendo un reato più grave destinato ad essere derubricato, oppure si sceglie il tempo d'iscrizione della notizia di reato senza subire un reale controllo. E' lì che si soprassiede ad un atto dirompente per la concomitanza d'un cruciale evento politico o economico o, viceversa, lo si accelera per lo stesso identico motivo". In definitiva, la vicenda milanese, conclude l'Ucpi, è il "naturale portato di un sistema giudiziario che necessita di una urgentissima riforma costituzionale della giustizia. Quella riforma che viene impedita da troppi lustri opponendo i pretesti e le emergenze più varie, dal terrorismo a Berlusconi, ma con l'unico obiettivo di mantenere in vita, nell'Italia democratica e repubblicana, un ordinamento giudiziario autoritario, pensato e varato dal regime dell'Italia fascista".