(Adnkronos) - La decisione del Csm "nel tentativo di rafforzare l'autorevolezza della Procura di Milano, così le parole del Vice presidente Vietti, ha di fatto lasciato senza una valida e rassicurante risposta le questioni che il conflitto ha posto in evidenza. Questioni tutte che, attenendo ai criteri organizzativi dell'Ufficio, riverberano i loro effetti sullo stesso esercizio dell'azione penale proiettando un cono d'ombra sulla sua stessa obbligatorietà. La discrezionale dilatazione dei tempi di iscrizione di una notizia di reato, con notizie di reato "parcheggiate" per mesi nel Registro Mod. 45 o per lunghi periodi di tempo non aggiornate, infatti, sono fenomeni in grado di incidere negativamente sullo stesso esercizio dell'azione penale". I poteri gerarchici riconosciuti al dirigente della Procura e la sua conseguente responsabilità, prosegue la camera penale milanese "non possono non accompagnarsi a criteri organizzativi chiari e precostituiti.Questi ultimi sono, infatti, la precondizione necessaria affinché l'esercizio di quei poteri non sconfini nell'arbitrio". "Tali sono le delicate tematiche che la decisione del Plenum del Csm ha lasciato insolute e che postulano -secondo la Camera Penale di Milano- l'esigenza di una riflessione pubblica e non autoreferenziale come quella del Csm". Per questi motivi "crediamo sia necessario ed urgente un confronto pubblico tra l'avvocatura e l'Ufficio di Procura su tali tematiche anche al fine di dare trasparenza ai criteri organizzativi di quell'Ufficio, sul presupposto che questa sia una materia che riguarda direttamente le garanzie dei cittadini".