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Virus Cina, Burioni: "Rischio che arrivi in Italia non è minimo"

di AdnKronos domenica 26 gennaio 2020

3' di lettura

Roma, 21 gen. (Adnkronos Salute) - "Leggo sui giornali che le autorità europee hanno affermato che il rischio che il virus arrivi in Europa, e in particolare in Italia, è minimo. Io non sono per niente d’accordo con loro, ma spero vivamente di sbagliarmi". Lo scrive il virologo Roberto Burioni sulla sua pagina web 'MedicalFacts' commentando cosa sta accadendo in Cina con l'emergenza sanitaria scattata dopo i decessi e i contagi del nuovo virusche si è diffuso dal mercato del pesce della città cinese di Wuhan. "Purtroppo il virus ha scelto il momento peggiore per saltare fuori: il 25 gennaio è il Capodanno Cinese, che corrisponde all’unico lungo periodo di ferie per i cinesi e viene sfruttato solitamente per viaggiare, anche all’estero - aggiunge Burioni - Per cui, siccome da Wuhan arrivano in Italia tre voli a settimana, io consiglierei al ministro della Salute una grandissima attenzione agli aeroporti". "Al momento - spiega il virologo - non sappiamo né quanto il virus sia pericoloso (ovvero quanti degli infettati sviluppano sintomi gravi), e neanche quanto sia facile il contagio (anche se su questo punto i primi dati non autorizzano l’ottimismo). Non c'è da allarmarsi, ma bisogna alzare immediatamente la soglia di attenzione, perché al momento non abbiamo un vaccino (per la gioia dei cretini antivaccinisti), e neanche una cura efficace, per cui l'unico modo di combattere il virus è impedirne la diffusione". "Il nuovo virus si sta diffondendo in maniera molto veloce. E le autorità di Pechino, come sempre, hanno cercato di minimizzare il pericolo - aggiunge Burioni - Pessime notizie perché il virus è diventato in grado di trasmettersi da uomo a uomo. È quindi accaduto quello che noi virologi chiamiamo 'spillover', ovvero 'tracimazione'. Un virus è passato da un animale a un uomo e si è adattato all’uomo: ora è a tutti gli effetti un virus umano. Un nuovo virus umano". Secondo Burioni "la situazione è molto confusa: nella migliore tradizione le autorità cinesi - che a fine 2002 ritardarono in maniera inaccettabile la diffusione di notizie sulla Sars, non consentendo una pronta risposta internazionale contro questa malattia - si sono comportate in maniera non molto diversa. Per tre settimane hanno sostenuto che la trasmissione da uomo a uomo non avveniva e hanno tenuto fermo a 59 casi il conto dei malati. Quando poi gli studiosi dell'Imperial College - ricorda il virologo - hanno messo nero su bianco quello che tutti gli esperti pensavano, ovvero che il numero di casi era immensamente più alto (gli inglesi li hanno stimati in 1.700, ma secondo me sono di più), anche i cinesi hanno dovuto calare la maschera, ma tenendosi sempre molto, troppo bassi". "Le bugie in questo campo hanno le gambe cortissime e i virus al contrario corrono molto velocemente, e i primi casi tra i sanitari e in altre nazioni (il virus è partito da un mercato di animali di Wuhan, una città cinese), si sono già verificati, smentendo i numeri e la visione troppo ottimistica delle autorità cinesi", conclude Burioni.

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