Palermo, 16 gen.- (Adnkronos) - La sentenza della Consulta sul conflitto d'interessi sollevato dal Quirinale contro la Procura di Palermo su quattro intercettazioni del Capo dello Stato Giorgio Napolitano nell'ambito dell'indagine per la trattativa tra Stato e mafia "e' fortemente innovativa, secondo me. Perche' ha costruito un percorso non riferito a singole norme, ordinarie o costituzionali". Lo ha detto il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo parlando del deposito della sentenza della Corte costituzionale nella quale si ordina la distruzione delle intercettazioni del Presidente della Repubblica con l'ex ministro Nicola Mancino. "Il concetto generale - spiega Messineo - e' che la questione non puo' essere risolta con riferimento a singole norme, ma deve essere proriettata sul sistema costituzionale nel suo complesso e in sostanza e' quello che ha fatto la sentenza. Cioe' ha fatto riferimento a una serie di principi costituzionali di carattere generale, ha quindi abbandonato il percorso normativo, anche se non mancano i richiami di singole norme. Ma nel complesso, la decisione e' stata presa in riferimento a un sistema di principi costituzionali che riguardano la posizione dle Presidente della repubblica e le sue esigenze di tutela. Da questi principi costituzionali e' stata estratta una norma finale di chiusura che riguarda l'esigenza di proteggere la risevatezza delle conversazioni del Capo dello Stato anche dagli ascolti occasionali e quindi di procedere alla distruzione". L'articolo previsto dal Codice di procedura penale, per la distruzione delle intercettazioni, e' il 271 che "non contiene espressamente la previsione di conversazioni del Capo dello Stato - precisa ancora Messineo - ma e' stato riconosciuto che anche inq uesto caso saremmo in presenza di un'ipotesi di intercettazioni non consetite e quindi da distruggere. Il percorso individuato e' un'udienza riservata che il gip deve tenere senza la partecipazione dele parti. Va riconosciuto che il contenuto e' fortemente innovativo". "Va riconosciuto che non c'e' stata da parte della Procura nessuna violazione di specifiche norme", spiega ancora il procuratore capo di Palermo.